Lotti, Bianchi, Toto e Donnini indagati per corruzione. L’inchiesta della Procura di Firenze riguarda la fondazione renziana Open

Lotti Open
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Un avviso di proroga di indagini in cui si ipotizza il reato di corruzione per l’esercizio della funzione, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze sulla Fondazione Open, è stato notificato nei giorni scorsi, secondo quanto riferiscono le agenzie Ansa e Agi, all’ex ministro del governo Renzi e parlamentare Pd, Luca Lotti.

La stessa ipotesi di reato è stata contestata anche ad Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione renziana, ad Alfonso Toto, legale rappresentante della Toto Costruzioni Spa, e a Patrizio Donnini, imprenditore fiorentino vicino alla famiglia Renzi e fondatore dell’agenzia di comunicazione Dotmedia.

Nell’ambito della stessa inchiesta, condotta dai pm Luca Turco e Antonino Nastasi, risultavano già indagati, con l’ipotesi di finanziamento illecito ai partiti (leggi l’articolo), il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, e l’ex ministro Maria Elena Boschi. Si tratta di un filone che riguarda i fondi gestiti dalla Fondazione nel periodo 2012-2018, anche per organizzare la Leopolda, che coinvolge Lotti e Boschi in quanto componenti del direttivo della Open. La Procura fiorentina aveva già notificato a tutti un invito a comparire per il 24 novembre scorso. Nell’ambito della stessa inchiesta risulta indagato anche un altro fedelissimo renziano, l’imprenditore Marco Carrai.

Secondo quanto si leggeva nell’invito a comparire “Bianchi, Carrai, Lotti e Boschi, componenti del consiglio direttivo della fondazione Open, riferibile a Matteo Renzi (e da lui diretta), articolazione politico organizzativa del Partito Democratico (corrente renziana)”, avrebbero ricevuto contributi per 7,2 milioni di euro “in violazione della normativa” sul finanziamento ai partiti, “somme dirette a sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana”. Inoltre Renzi Lotti e Boschi, si legge ancora nel documento, avrebbero ricevuto “dalla fondazione Open contributi in forma diretta e indiretta, in violazione della normativa” relativa al finanziamento ai partiti.

La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Renzi, Boschi e Lotti era stata accolta con “sorpresa e incredulità” dopo che la sentenza della Corte di Cassazione, avevano fatto sapere fonti di Italia Viva “aveva smentito con nettezza l’operato dei Pm proprio su questa inchiesta”.