Ludopatia un corno

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Di Antonello Di Lella

Giocava ai videopoker con i soldi della collettività. E ora quel vizio per l’azzardo sta costando molto caro a un ex dipendente del comune di Orsogna (Chieti), condannato dalla Corte dei conti a restituire i 60 mila euro sottratti. Denaro frutto del pagamento dei tributi comunali e di cui l’uomo se ne è impossessato illecitamente. Fino a che è venuto fuori un buco nelle casse comunali che si è accumulato nel corso degli anni, dal 2007 al 2011. Con tanto di ammissione di colpa. Perché le responsabilità non sono mai state negate dall’uomo, con tanto di spiegazione che il prelievo di quel fiume di denaro era dovuto proprio alla voglia matta di tentare la sorte attraverso il gioco d’azzardo. Salvo, poi, il tentativo di giustificarsi presentando un certificato medica attestante la sua malattia da gioco. Ma i giudici contabili non hanno tenuto affatto conto della ludopatia, ritenendola insufficiente per fargliela passare liscia: “allo stato degli atti”, si legge nella sentenza pubblicata il mese scorso, “non è dimostrato che la patologia fosse di consistenza, intensità e gravità tali da rendere il soggetto incapace di intendere e di volere o, comunque, di autodeterminarsi al momento della consumazione degli illeciti contabili …”.
E non c’è solo il capitolo contabile. Perché l’ex dipendente comunale, davanti al giudice penale, aveva già patteggiato in precedenza la pena a un anno e otto mesi di reclusione, beneficiando così della sospensione condizionale. Per lui le accuse erano quelle di peculato e falso. Un patteggiamento che quindi ha tutto il sapore di un’ammissione e consapevolezza delle proprie responsabilità.

Il meccanismo
Pur non avendone diritto, l’ex dipendente del comune abruzzese riscuoteva i canoni d’affitto di alcuni immobili di proprietà dell’ente e altri soldi dovuti da concessionari dei servizi municipali. Altri buchi sono emersi andando ad analizzare la rendicontazione dei servizi relativi agli asili nido e alla Tarsu. Incassate le somme, compilava falsi bollettini per attestare l’avvenuto pagamento da parte dei contribuenti. Poi, per coprire la mancanza effettiva di entrate nelle casse comunali, trasferiva soldi con altre causali movimentando il denaro ccomunale. Fino a quando il meccanismo è venuto a galla dopo le anomalie emerse negli uffici finanziari del comune (dove l’uomo lavorava) e le successive verifiche effettuate.

Se il comune non sapeva
Tra le argomentazioni portate avanti dalla difesa dell’ex dipendente parecchie responsabilità sarebbero da addebitare anche al comune. Per una sorta di omesso controllo. Perché l’uomo sarebbe rimasto a lavorare nell’ufficio che si occupava anche della gestione finanziaria pure dopo la certificazione dei primi ammanchi nelle casse pubbliche. Per l’ex dipendente del comune di Orsogna quindi ci sarebbero state le condizioni per valutare un “concorso di colpe” da parte dell’ente. Al di là delle diverse posizioni espresse, ora la certezza è che l’uomo dovrà restituire, per l’esattezza, 61.879 euro. In sede penale, invece, c’è da segnalare il sequestro dei soldi destinati al trattamento di fine rapporto. E ora per l’ex dipendente pubblico c’è poco da giocare.

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