L’ultima balla contro Conte. Il Recovery Fund non è merito suo. I 209 miliardi Ue all’Italia grazie ai 5S e al premier. Ma la grancassa mediatica nega pure l’evidenza

CONTE VON DER LEYEN
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Premettiamo una cosa che dovrebbe essere scontata, ma che è sempre meglio ricordare. Siamo in un momento difficile. C’è una inaspettata pandemia in atto che ha stravolto le nostre esistenze e che si porta dietro problemi pratici infiniti, tra cui la gestione del delicatissimo piano vaccinale e c’è una crisi di governo scoppiata, appunto, in piena pandemia, per iniziativa di un ex premier, Matteo Renzi, che il giorno clou se ne è volato in Arabia Saudita, da un principe accusato di assassinio di un giornalista.

Non consideriamo questa cosa “normale” o anche solo “accettabile” perché non lo è. Detto questo, si intravede nella filigrana della informazione “ufficiale” in Italia una tela, anzi direi una ragnatela. Una infrastruttura mediatica dai bei disegni geometrici, dai fili tesi e scattanti, dalla tensione provocante e da una immaginazione fuorviante. Sarà la mancanza dei famosi “editori puri” anglosassoni, sarà l’atavica indole italica, sarà una certa weltanschauung casereccia come l’olio d’oliva con una fetta di pane, ma sta di fatto che anche ad una semplice analisi superficiale ci si accorge subito o quasi che c’è una sorta di “linea guida” della informazione che porta a creare notizie false, contrarie ai fatti.

L’ultima che va di moda è che si cerca di far passare l’idea assolutamente sbagliata che il premier Giuseppe Conte non c’entri nulla con l’assegnazione di ben 209 miliardi di ero all’Italia da parte dell’Europa. E, ricordiamolo, la cifra è la più alta stanziata per un Paese dell’Unione proprio in virtù del fatto che il nostro Paese è stato il primo e tra i più colpiti dal virus. Una cifra enorme, capace di cambiare i destini di una nazione e sui cui appetiti già si è scatenata qualche forza politica, vedi ad esempio la crisi innestata surrettiziamente da un cinico Renzi, mentre l’Italia si dibatte ancora tra tante vittime giornaliere e le difficoltà di approvvigionamento dei vaccini.

E così dobbiamo assistere alle performance di Claudia Fusani ex Repubblica, ex Unità che dice in Tv che il Recovery Fund non è merito di Giuseppe Conte, bensì del trio Gentiloni-Gualtieri-Berlusconi. Tesi suggestiva se non fosse sciocca perché, come noto, i soldi ce li hanno dati solo in virtù di due cose: la prima è il rapporto personale tra il premier e Ursula von der Leyen e seconda dei 14 voti M5S all’Europarlamento decisivi per la sua elezione, che hanno consegnato all’Italia un assegno in bianco messo puntualmente all’incasso da Conte. Altro che Berlusconi. Ma questa non è una notizia falsa tout court, si tratta piuttosto di una trama narrativa ammiccante e sbagliata che sembra nascondere un progetto preciso, magari non coordinato nei dettagli, ma che pare ben presente in chi va in giro a dire certe cose.

Non si tratta di complottismo, ma si tratta di una rete ideologica che nel caso della Fusani si esplicita con evidenza. Ma lei non è certo l’unica. La verità è che non si sta formando un “partito di Conte”, come spesso si legge, ma si è già formato un “partito contro Conte” che si è già ben strutturato con il suo segretario (indovinate chi è?), il suo presidente e i tanti solerti funzionari che si vogliono togliere dalle scatole quello che, in maniera ironica, definiscono l’“ex avvocato del popolo” che comunque si è trovato a gestire una emergenza eccezionale, cioè la pandemia, e che dopo il comprensibile smarrimento iniziale ha preso saldamente in mano la barra del timone della nazione conducendola nel più lungo lockdown del mondo che aveva quasi azzerato i contagi in estate.

Eppure ci sono poteri forti, mezzi poteri forti, potericchi e quaquaraquà impegnati in un progetto, un piano, una idea fissa e insalubre: liberarsi a tutti i costi di Conte. Per fare cosa, uno si chiede? Per far tornare Matteo Renzi, un rottamatore rottamato, un cripto-populista che mostra come il dio Giano, alternativamente, il suo volto più conveniente ai suoi piani di potere? Oppure si vuole aprire la strada a qualcosa d’altro, magari alle elezioni in piena pandemia, così da bloccare i ministeri e il piano vaccinale che già di suo ha tanti problemi?

Ripetiamo che non occorre essere cospirazionisti per pensarlo, ma basta solo analizzare come si stanno muovendo certe forze e come la “tentazione della nebbia”, della cortina fumogena, della palude sia sempre presente nel nostro Paese. La democrazia è un fiore delicato e sono molti gli alligatori di palude che spalancano le loro fauci, Il caso di Donald Trump negli Usa ci deve fare riflettere. Se il Paese più democratico del mondo ha rischiato un colpo di Stato ed ha visto il Campidoglio violato dai barbari cosa si deve aspettare un Paese così fragile come il nostro? Per questo occorre sempre vegliare e non abbassare mai la guardia, soprattutto nei momenti di crisi come è quello che stiamo sperimentando da un anno.

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