L’ultima carta del Cav. Il processo Mediaset deve essere riaperto

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di Lapo Mazzei

Nella letteratura, così come in una certa tradizione italiana del secolo scorso, era uno sconosciuto zio d’America a risolvere problemi insolubili. Famiglie povere, d’un tratto, trovavano il benessere. Silvio Berlusconi, in un sol colpo, potrebbe ritrovare la libertà grazie alle nuove “carte americane”, che scagionerebbero l’ex presidente del Consiglio dalle accuse per le quali è stato condannato in via definitiva al termine del processo Mediaset. Un colpo scena, resta da capire se vero o solo verosimile, annunciato dal Cavaliere nel bel mezzo della conferenza stampa che ha battezzato la settimana più calda della politica italiana, nella quale non si decide solo il destino del Sire di Arcore, ma anche quello del governo guidato da Enrico Letta. E le carte dello zio d’America del Cavaliere avrebbero il potere di avviare un’ urgente revisione del processo. Ma siccome i tempi stringono, il voto sulla decadenza è fissato per domani, Berlusconi si appella ai colleghi senatori, nel tentativo di ribaltare l’esito di un finale già scritto.

Lo Zio d’America
Tornando al regolo dello zio d’America, si tratta di nuovi elementi sulla vicenda dei diritti Mediaset, emersi dagli sviluppi di un’inchiesta in corso negli Usa. “Si tratta di un affidavit di un manager del Gruppo Agrama. Sentito per tre volte dagli agenti del fisco americano ha ribadito la mia estraneità alle operazioni finanziarie di Frank Agrama”, spiega Berlusconi. La sentenza del caso Mediaset, passata in giudicato con una condanna a 4 anni per il Cavaliere, sostiene infatti che Berlusconi ha frodato il fisco italiano grazie a fondi neri creati da Agrama, di cui era socio occulto. “I fondi creati da mister Agrama”, ha spiegato il testimone nel testo letto da Berlusconi, “non sono mai stati nelle disponibilità di Berlusconi”.. Anzi, Agrama avrebbe utilizzato i contatti con la Mediaset per ingannare i fornitori, in particolare la Paramount, e il fisco americano.

L’inganno sull’evasione fiscale
“La Paramount era convinta che Agrama rappresentasse gli interessi di Berlusconi, mentre i manager Mediaset erano convinti che agisse in rappresentanza di Mediaset. In questo modo, alterando i contratti, evadeva grosse somme”. Sulla base delle dichiarazioni del suo manager, Agrama è finito in un indagine condotta dal fisco americano: “Io credo che questa testimonianza”, dichiara Berlusconi, “come le altre 11, smentiscano alla base quello che ha deciso il collegio feriale della Cassazione per quanto riguarda la mia condanna”. Gli atti sono stati già inviati alla Procura di Milano. Presto saranno alla base di una richiesta di revisione del processo, che sarà presentata alla Corte d’Appello di Brescia. “Confido sul fatto”, ribadisce l’ex premier, “che questa domanda possa essere assolutamente accolta, per la chiarezza di queste notizie, che oltretutto sono anche confermate da molti testimoni che i giudici di primo e secondo grado non hanno voluto nemmeno ascoltare. Abbiamo le deposizioni di tutti questi inascoltati testimoni, che fanno riferimento alla realtà, una realtà che mi vede completamento estraneo, che esclude assolutamente ogni mia partecipazione a qualsiasi fatto illegittimo”.

Il nome misterioso
E’ Dominique Appleby, una manager che ha lavorato per circa 7 anni nella casa di produzione cinematografica statunitense Harmony Gold, la ‘testimone-chiave’ che, secondo Silvio Berlusconi, potrebbe ribaltare la sentenza di condanna. Secondo le informazioni che si possono ricavare dal suo profilo ‘Linkedin’, Appleby lavora attualmente presso la società ‘Norman Alex’ di Monaco (nel sito internet della compagnia, tuttavia, il suo nome non compare tra i manager) e si occupa di selezione del personale. Tra il settembre dell’ ‘89 e l’agosto del ‘96, pero’, anche stando a quanto riferito da Berlusconi nel corso della conferenza stampa di oggi, Appleby ha avuto un ruolo di primo piano in molte societa’ della Harmoy Gold Usa, gruppo fondato nei primi anni ‘80 da Frank Agrama, il produttore statunitense ritenuto, anche nella sentenza definitiva della Cassazione, il socio occulto dell’ex premier nel caso dei diritti tv Mediaset. In particolare, Appleby è stata al vertice delle società Harmony Gold Real Estate Finance, Harmony Gold Film Finance, Harmony Gold Finance. Come riportato nel suo ‘affidavit’, letto dall’ex premier durante la conferenza stampa, Appleby ha dichiarato di aver lavorato nello stesso ufficio e a stretto contatto con Agrama.