Fra tutte le caratteristiche del governo Meloni non svetta certo la coerenza, per cui esponenti dell’esecutivo sono pronti a dire tutto e il contrario di tutto. È il caso del ministro della Giustizia Carlo Nordio ma anche del vicepremier leghista e ministro Matteo Salvini. In un video diventato virale in questi giorni dell’aprile del 2014 Nordio, allora procuratore aggiunto di Venezia, parlando di Antonio Ingroia, proponeva una legge che impedisse a giudici e pm di entrare in politica.
L’ultima giravolta di Nordio: ora giudici e pm si possono candidare. E anche Salvini sconfessa Meloni e sé stesso
Ospite, all’Ara Pacis di Roma, di un format tv del giornalista Enrico Cisnetto, il Guardasigilli diceva: “Non ci vorrebbe molto a fare una legge per cui un magistrato non deve mai far politica, né prima, né durante, né dopo, neanche quando è andato in pensione”. Cisnetto replicava: “Certo, sarebbe un peccato perché io ti farei subito ministro della giustizia”. “No, no, no. Mai – si schermiva Nordio – in politica un magistrato. Niente politica per i magistrati, ma soprattutto per quelli che si sono sovraesposti mediaticamente e soprattutto per quelli che con il loro lavoro hanno vulnerato le carriere politiche degli altri. Mi spiego. Io anni fa ho firmato la carcerazione del presidente della Regione del Veneto, ecco che figura avrei fatto se mi fossi presentato alle elezioni regionali dopo averlo incarcerato? Sarebbe stato veramente un sacrilegio, per quanto lecito e legittimo, perché nulla nessuna legge lo impediva”.
Ora che è diventato ministro ha cambiato idea
Ora, 12 anni dopo, Nordio si trova costretto a cambiare registro. E si capisce perché. Nel 2022 si è candidato con Fratelli d’Italia alla Camera proprio nel collegio Veneto e poi è diventato pure Guardasigilli. Ecco allora che ieri in un’intervista esclusiva all’AdnKronos ha corretto il tiro. Ora pm e giudici, secondo Nordio, possono pure candidarsi ma una volta che hanno fatto politica non possono più rientrare in magistratura.
“La mia opinione personale – ha detto – è che un magistrato ha il diritto, se vuole, di entrare in politica perché è un cittadino come un altro, ma una volta entrato in politica non dovrebbe rientrare in magistratura perché si è già schierato e quindi perderebbe l’impronta di imparzialità e di terzietà che ogni magistrato deve avere. Ci sono già delle proposte di legge, per esempio per consentire un rientro nell’ambito dell’avvocatura dello Stato o di altri settori non nell’ambito della magistratura ordinaria”.
L’altra eclatante giravolta è stata sulla separazione delle carriere
Non è la prima giravolta. Quella eclatante è stata proprio sulla separazione delle carriere, cuore della sua riforma e oggetto del referendum del 22 e 23 marzo. Nordio era contrario da pubblico ministero, favorevole da ministro. Nel luglio dello scorso anno l’Associazione nazionale magistrati rendeva nota una lettera in cui Nordio, da pm, firmava un appello contro la separazione. Era una lettera firmata dall’allora magistrato a Venezia e inviata all’Anm. Era il 3 maggio 1994. I firmatari aderivano all’appello di pubblici ministeri, pubblicato sulla rivista La Magistratura nell’aprile 94, che raccolse in totale oltre 1500 adesioni e che elencava una serie di argomentazioni contrarie alla separazione tra magistratura requirente e giudicante.
Salvini non è da meno
Un altro che si contraddice è Salvini. “Il caso Garlasco non c’entra con il referendum. Non è che se voti sì, risolvi domattina il caso Garlasco o i tre bimbi tornano a casa”, ha detto il leader leghista mercoledì sera, durante il comizio per il Sì a Milano, in un video pubblicato sul Fatto Quotidiano. Una considerazione che cozza con quanto è andata ripetendo Giorgia Meloni in questi mesi: “Votate perché non ci debba più essere una vergogna come il caso Garlasco”. O casi come quelli dei bambini strappati alle mamme. Ma, come ricorda sempre il Fatto Quotidiano, lo stesso Salvini, a novembre, dichiarava sui suoi social: “C’è il referendum sulla giustizia che è un passo di civiltà fondamentale perché anche le cronache di questi giorni, dall’incredibile vicenda di Garlasco al sequestro dei tre bambini portati via a una mamma e a un papà, una profonda riforma della giustizia che non funziona sarà fondamentale”.