M5S davanti a un bivio. Sull’Alta Velocità si gioca il futuro del Movimento. Per il fondatore della Link Campus vicino ai pentastellati, Scotti: “Lasciare l’Aula mentre Conte parlava è stato uno sgarbo”

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“Il Movimento cinque stelle è a un bivio: il Tav rappresenta un momento decisivo e delicato per la vita dei Cinque stelle e, dunque, anche del Governo”. Vincenzo Scotti non è solo il fondatore della Link Campus Univerisity, l’ateneo da cui arrivano diversi esponenti che gravitano nell’orbita Cinque stelle. Ma è anche, e soprattutto, un politico di lungo corso. Che ha vissuto le più gravi e pesanti crisi politiche che hanno interessato il nostro Paese. Ecco perché le sue parole non possono passare inosservate: “La domanda che dovrà porsi il Movimento è: la vicenda Tav vale anche una crisi di Governo?”.

A questo punto gli rigiro la domanda.
Bisogna capire quale interesse prevarrà: o prevale l’interesse di Governo e di stabilità del Paese, oppure una questione che è di principio. Nel primo caso si continua col Governo ma si rischia di avere pesanti conseguenze all’interno del Movimento; in caso contrario si salvaguarda il Movimento ma col rischio che il Governo cada.

Sul Tav si gioca il futuro del Movimento, dunque?
Assolutamente sì. Il Tav è una questione su cui il Movimento ha costruito il consenso iniziale. Negli ultimi anni la politica ci ha abituato ad essere sempre smentiti a distanza anche di un giorno dalle premesse iniziali. I Cinque stelle, invece, sul tema sono stati sempre coerenti: non hanno mai mollato la presa. Ed è per questo che la questione Tav rappresenta un momento epocale all’interno del Movimento e, dunque, nella vita stessa di questo Governo.

Secondo lei quale linea prevarrà?
Dovranno decidere loro, ogni giudizio sarebbe superfluo. Siamo davanti a una questione divisiva, che ha come risposta “sì” o “no”. E dovrà essere il Movimento, al proprio interno, a decidere. C’è da dire, però, un fatto.

Quale?
Il Movimento fino ad oggi non ha mai accettato mediazioni politiche; è sempre stato portavoce di una volontà cittadina. Ecco perché la questione Tav è un momento decisivo: vale la pena uno strappo anche con la tradizione e con la propria fisionomia di Movimento per il bene di questo Governo e del Paese?

Secondo lei Toninelli dovrebbe dimettersi. Di fatto è stato sconfessato da Conte… 
Non è una posizione del ministro, quella del Tav. È il Movimento nel suo insieme che deve affrontare la questione: i Cinque stelle si fanno mettere in minoranza in Parlamento e mantengono comunque in piedi il Governo? Bene. Ma poi dovranno spiegare le ragioni ai suoi elettori.

Dunque è un’ipotesi anche quella di una crisi di Governo?
È certamente una delle ipotesi sul tappeto.

Intanto ieri al Senato durante l’informativa di Conte al Senato quasi tutti Cinque stelle sono usciti dall’Aula. Esagerato parlare di sconfessione, però…
A essere stato colpito è il rispetto delle istituzioni. Uno può avere opinioni politiche diverse ma c’è un problema aperto: le istituzioni vanno salvaguardate sempre. Manifestare un dissenso anche rispetto alla propria maggioranza è legittimo, quello che non è accettabile è colpire le istituzioni. E lì parlava il presidente del Consiglio.