M5S insiste sul vincolo di mandato. Così di fermano i voltagabbana. Servono regole contro la piaga del cambio di casacca. Di Maio non molla, ma Pd e Forza Italia frenano

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Cambiare casacca fa troppo comodo. Se poi fare il voltagabbana, e dall’inizio della legislatura se ne contano già 79, oltre a tradire i propri elettori, fa rischiare costantemente al Governo in carica di cadere e il Paese resta paralizzato poco importa. Il dibattito sul vincolo di mandato si è scatenato dopo l’addio al Movimento 5 Stelle della senatrice Silvia Vono, passata con Italia Viva, e la volontà espressa da Luigi Di Maio di chiedere all’onorevole di pagare 100mila euro a M5S come da regolamento. Abbastanza per far salire subito dem e azzurri sulle barricate per difendere l’autonomia dei parlamentari sancita dalla Costituzione. Nonostante sul tema anche il premier Giuseppe Conte abbia sostenuto che i cambi di casacca dovrebbero almeno essere resi più difficili con un vincolo più stringente dei regolamenti parlamentari.

PATTO DEL NAZARENO. Contro il vincolo di mandato il Partito democratico e Forza Italia si intendono come ai tempi del Patto del Nazareno. “Il vincolo di mandato? Noi abbiamo buone ragioni per lamentarci per questo fenomeno. Però credo si debba affermare un principio: la Costituzione è sacra e non si può riscrivere per l’esigenza di questa o quella forza politica. Fermare il trasformismo è necessario ma, ripeto, non si può riscrivere la Costituzione”, si è affrettato a dichiarare Andrea Orlando, non prendendo ovviamente in minima considerazione l’ipotesi di una riforma costituzionale sul punto.

“Ci spieghi Di Maio quale mandato avrebbe ricevuto il M5S dai suoi elettori a marzo 2018: fare un governo con la destra? Fare un governo con la sinistra? Fare un governo con chiunque purché la poltrona fosse garantita? La verità è che si appropriano di battaglie alle quali storicamente anche noi di Forza Italia siamo favorevoli, senza averne però la legittimazione morale che deriva dall’averla praticata nei fatti la coerenza”, gli fa eco il senatore Dario Damiani, di Forza Italia.

LA GUERRA DELL’EX. A contestare il divieto del cambio di casacca è poi anche la ex grillina Paola Nugnes (nella foto). La senatrice ha definito “incostituzionale e sovversiva” la richiesta di introdurre il vincolo di mandato in Costituzione. “Per il nostro – ha affermato Nugnes riferendosi a Di Maio – il parlamentare è un pigia bottoni inutile, un soldato semplice da limitare nelle sue funzioni ad un ripetitore della volontà centrale e dell’esecutivo, eliminando definitivamente anche la divisione dei poteri tra legislativo ed esecutivo, altroché il Parlamento al centro! Questo a mio avviso è un grave attacco allo stato di diritto; è un’azione sovversiva e pericolosa”.

IL POMPIERE
A cercare di gettare acqua sul fuoco è invece il viceministro Stefano Buffagni, specificando che il Movimento 5 Stelle sul vincolo di mandato “ha sempre avuto la stesa linea”. “Se qualche parlamentare ha dei problemi – ha dichiarato – è legittimo, si discute, ma andar via è sempre un atteggiamento poco costruttivo”. Di Maio ha inoltre convocato un vertice con i suoi alla Farnesina.

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