Ma quale Capitale, le elezioni a Roma sono il Festival delle seconde scelte

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La corsa degli orfani. Roberto Giachetti e Virginia Raggi chiuderanno la propria campagna elettorale per il Campidoglio senza avere al proprio fianco i loro leader. Matteo Renzi tenta un’improbabile rimonta a Napoli, insieme all’incolore Valeria Valente, mentre Beppe Grillo sta organizzando una tournèe  teatrale all’estero. Il fatto è che nessuno scommette più di tanto sulla loro vittoria. A Roma tira aria di astensione da record, nonostante su Mafia capitale sia caduto un provvidenziale silenzio, e tutto si deciderà ai ballottaggi. Qualche chance di arrivarci, magari a spese del candidato piddino, ce l’hanno anche Giorgia Meloni e Alfio Marchini. Ma se si pensa a quando gli aspiranti sindaci della Capitale si chiamavano Francesco Rutelli, Walter Veltroni, Gianfranco Fini e Gianni Alemanno, è difficile negare che oggi siamo alla corsa dei secondi. E anche dei terzi.

MALEDIZIONE PD
Giachetti ha macinato chilometri con le stesse energia e generosità con le quali digiunava per qualunque cosa. Per attaccarlo, gli avversari hanno dovuto puntare sul fatto che milita in un partito che a Roma ha dimostrato di essere mezzo marcio e hanno sottolineato che “è il candidato  di Renzi”. Difficile, del resto, trovare ombre nella carriera politica di Giachetti e nelle sue frequentazioni. Alla fine della campagna, la sensazione è che se si fosse presentato con una lista civica e senza l’imprimatur del premier, la sua corsa sarebbe stata meno complicata. Chissà, forse è lui che ha chiesto a Renzi di andare a Napoli questa sera. La Raggi è partita con la vittoria in tasca e almeno ai ballottaggi dovrebbe arrivare. Ma sul fatto che possa diventare sindaco pesano molte incognite. La prima è lo scarso carisma personale, accompagnato dal pesante sospetto che sia teleguidata da  compagni più esperti, a cominciare da Alessandro Di Battista e Paola Taverna. E poi c’è il sospetto che Grillo non voglia bruciarsi per le politiche  del 2018 avendo uno dei suoi al Campidoglio, che può essere un Vietnam. E dire chiaramente no alle Olimpiadi del 2024 e annunciare il ribaltone ai vertici di Acea potrebbe alienare tutta una fascia di voto clientelare che a Roma c’è eccome, anche se non se ne parla  mai.

FUGA DAL CENTRO
C’erano una volta le campagne elettorali che si chiudevano al centro, tra piazza del Popolo e San Giovanni. E invece Giachetti gira tra Borgata Finocchio e Casalotti,  mentre Giorgia Meloni pianta le tende a Tor Bella Monaca e lancia il suo proclama. “Non mi interessa l’appoggio di nessuno al ballottagio. Io gioco per vincere”. Stefano Fassina, candidato di una Sinistra che toglierà voti fondamentali a Giachetti, termina la sua corsa a Centocelle. Ma il capolavoro situazionista andrà in scena a Ostia, la Miami Beach sbagliata del litorale romano dove la mafia la fa da padrona. Dalle otto di sera saliranno sul palco due miliardari abituati a ben altri lidi come Silvio Berlusconi e Alfio Marchini, accompagnati da Pupo, Fausto Leali e Ivana Spagna.

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