Ma quale Roma razzista, la gente è esasperata

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di Elena De Blasi

Tor Sapienza, Torpignattara, Collatina, Prenestino: stiamo parlando di un comprensorio nella periferia est della Capitale che vanta tanti abitanti quanto la città di Firenze. Le cifre dell’anagrafe dicono meno, ma tra rumeni, campi rom e profughi (circa il 30% della popolazione) la città del Giglio viene di gran lunga superata. Ma a differenza di Firenze a Tor Sapienza e zone limitrofe di turisti non se ne vedono proprio. Non c’è nulla di bello da vedere. Alle 5 del pomeriggio è già buio. E siccome l’illuminazione stradale viene spenta tutte le strade non sono sicure. Addirittura molte donne – quando escono di casa per lavoro – si mettono in tasca un coltello da cucina.

UNA POLVERIERA

Nel raggio di 2-3 chilometri di spazio ci sono otto insediamenti. Palazzoni stracolmi di profughi, di rom e di rumeni che stanno in subaffitto nei meandri e nei sottoscala a 300 euro al mese. Per non parlare poi della prostituzione e degli spacciatori. La zona è ben conosciuta, anche dalle forze dell’ordine, come il triangolo dell’eroina. Un business controllato dalla Camorra che trova adepti proprio negli stranieri e terreno fertile nel degrado della zona. Una malavita che non gradisce affatto tutta questa cagnara che porta tanta polizia nei quartieri. La contestazione dei residenti è esplosa dopo che la misura è diventata colma. Di anno in anno si sono visti riempire il quartiere di rifugiati, di campi rom e di stranieri senza lavoro. Il Municipio ha sempre concesso al Comune di Roma ampia disponibilità, anche per fare cassa con gli insediamenti. In fondo la zona è vasta. Di palazzoni sfitti ce ne sono diversi. Ma non si sono fatti i conti con le esigenze dei residenti, che da tanta ospitalità non hanno guadagnato un bel nulla. Nemmeno un’illuminazione stradale decente. Non a caso si fa fatica anche a vendere i nuovi immobili residenziali, tipo quello di Parco Prampolini del gruppo Caltagirone.

NON E’ RAZZISMO

Ovviamente la convivenza è sempre andata peggiorando, gli spazi si sono ristretti. Le culture non conciliano, i posti di lavoro scarseggiano. Inoltre si sono registrati casi di molestie, di furti e di rapine. I rifugiati percepiscono una paghetta, oltre a vitto e alloggio pagati da Europa, Stato italiano e Comune di Roma. Per molti di loro l’attuale situazione che stanno vivendo è un piccolo paradiso terrestre. Considerando soprattutto i loro Paesi di provenienza, alle prese con interminabili guerre che li rendono schiavi del terrorismo. Ora invece mangiano, bevono e alloggiano senza spendere un soldo. Semmai li spendono per comprarsi birra, vino, liquori. Per ubriacarsi. In Italia lo possono fare. Nei loro Paesi di origine sarebbero presi a frustate. Una prima mossa potrebbe essere quella di non vendere loro alcolici, come si fa coi minorenni per le sigarette. Ma come si fa? Il fenomeno sfugge di mano, soprattutto se ci sono tanti rumeni che vendono casse di birre e liquori sottobanco. Gli errori del passato si pagano. La congestione delle periferie è un virus e a breve contagerà tutti i quartieri. L’emulazione è il penultimo tra i mali. Peggio c’è solo la strategia sbagliata delle istituzioni.