Le sponde italiane di Macron per puntare su Piazza Affari. Dopo Tim fari accesi su Mediobanca-Generali

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La domanda, per certi aspetti, è anche impostata male. Anzi, sembra quasi inutile chiedersi se la Francia dell’era Macron sarà aggressiva nei confronti dell’Italia. La risposta, infatti, non può che essere positiva, considerando le tante partite aperte che, in un modo o nell’altro, sono destinate a garantire ai transalpini risultati non trascurabili. A tutto ciò si aggiunga il fatto che il nuovo inquilino dell’Eliseo può contare in Italia su diverse sponde. L’ultima novità in ordine di tempo, data per scontata da molti quotidiani francesi, è che Emmanuel Macron pare intenzionato a nominare come capo della sua segreteria l’“italiano” Alexis Kohler, in realtà francese a tutti gli affetti ma grande conoscitore del Belpaese, essendo ancora oggi direttore finanziario di Msc Crociere, quartier generale in Svizzera ma guida operativa garantita da un team di italiani (da Pierfrancesco Vago a Gianni Onorato). A quanto pare Kohler, già collaboratore di Macron ministro dell’economia, si starebbe dimettendo proprio in queste ore dall’incarico in Msc. Poi c’è quella che qualche osservatore ha già ribattezzato la lobby di Sciences-Po ed Ena (Ecole nationale d’administration), dal nome dei due più prestigiosi istituti di formazione francesi. Macron, esattamente come Kohler, ha studiato presso entrambe. Ma a Sciences Po, dove peraltro insegna, è legatissimo anche l’ex premier italiano Enrico Letta, a tal punto vicino ai francesi da essere stato nominato recentemente nel board dei consulenti di Amundi. Di che si tratta? Semplice, della più importante società transalpina di gestione del risparmio, a cui la banca italiana Unicredit, guidata però dall’Ad francese Jean Pierre Mustier, ha venduto la controllata Pioneer. Insomma, tutto piuttosto chiaro.

La scacchiera – Proprio Unicredit è al centro di una partita sulla quale è molto difficile pensare che la Francia di Macron non voglia aumentare la presa. Unicredit, come detto a guida francese, ancora oggi è primo azionista (8,7%) di Mediobanca, ben supportato dalla Financiere du Perguet dell’ormai onnipresente Vincent Bolloré, che di piazzetta Cuccia ha il 5%. E’ appena il caso di ricordare che Mediobanca a cascata è sempre il primo azionista (13,4%) di Generali, il Leone di Trieste anch’esso affidato alle cure di un Ad francese, Philippe Donnet, e da sempre nelle mire transalpine (soprattutto di Axa). Il dibattito oggi è molto concentrato sui rapporti tra Mediobanca e Unicredit, con l’ipotesi di un’unione ormai evocata da più parti. Ma qualunque sarà l’esito, non c’è nessuno disposto a credere che la Francia di Macron non voglia inserirsi nei gangli vitali di ogni futura evoluzione. Da Mediobanca a Tim il passo è breve, almeno quello di Bolloré. Il quale ha il 23,9% della compagnia telefonica e il 25,7% di Mediaset. Qui La Notizia (vedi il numero di ieri) ha già spiegato che una sponda alle ambizioni francesi potrebbe essere fornita dal neo consigliere di amministrazione di Tim, Franco Bernabè, espresso dalla stessa Vivendi ed ex uomo Rothschild proprio come Macron. Ancora, il nuovo corso all’Eliseo potrebbe aprire un altro fronte Francia-Italia sull’alimentare, dopo la conquista di Parmalat perfezionata anni fa dai transalpini di Lactalis. Qui l’oggetto del desiderio francese, certo non da oggi, è la Ferrero. Sulla società di Alba recentemente sono riaffiorate voci relative a una quotazione in Borsa. Secondo alcuni osservatori potrebbe essere il modo per “mascherare” l’ingresso di alcuni investitori. E’ presto per trarre conclusioni, ma i rumors segnalano un possibile interesse da parte della Danone, colosso alimentare francese (dopo che negli anni scorsi erano trapelate ambizioni da parte della svizzera Nestlé).

Do ut des – Poi tra Italia e Francia sono in corso partite in cui “dare” e “avere” hanno confini ancora incerti. Negli ultimi tempi, per esempio, Francesco Gaetano Caltagirone ha venduto ai francesi di Suez gran parte delle sue azioni in Acea, consentendo ai transalpini di salire al 23,3% dell’utility romana. In cambio il gruppo dell’immobiliarista-editore è diventato terzo azionista della stessa Suez, dopo il colosso Engie e la banca spagnola Caixa. Ma sono in molti a scommettere che Caltagirone, dietro l’offerta ai francesi di Acea, punti ad avere in cambio qualcosa di più sostanzioso, magari proprio sull’asse Generali (di cui l’immobiliarista è socio). Tra le partite aperte tra i due Paesi, poi, va tenuta d’occhio la questione aeroporti. Qui di recente il fondo francese IntraVia, con il tedesco Deutsche Asset Management, è diventato primo azionista di Save, la società che gestisce gli aeroporti di Treviso, Verona e Venezia. Luoghi non distanti da Trieste. Ma l’accordo deve essere ancora perfezionato. E sarà interessante vedere il perimetro che assumerà con il nuovo corso all’Eliseo.

Twitter: @SSansonetti