Ave Madia, regina delle gaffe. Il ministro della Pubblica amministrazione non conosce neanche la sua legge

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di Lapo Mazzei

Per quanto potrà sembrare paradossale, e alla fine capirete pure perché, scrivere di Marianna Madia e della ascesa senza mai una vera caduta di una ministra senza competenze ma infinite aderenze, nel senso di amicizie (ex fidanzati compresi) è materia delicata. Insomma, bisogna maneggiare l’argomento con cura, perché se ironia e battute salaci prendono il sopravvento, finisce tutto in burla, dato che la Madia è la miglior caricatura di se stessa. Altro che Maurizio Crozza e Virginia Raffaele. Per dire. “Non me l’aspettavo, stavo guardando Peppa Pig in tv con mio figlio”, disse la Madia, dopo aver appreso la notizia della nomina a ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione. Colore, stupore, come se le voci non si fossero rincorse da giorni. Con tutte le amicizie che ha nel mondo del cinema, potevano anche confezionarle un copione migliore.

Del resto la Madia, classe 1980, non ci ha pensato un attimo ad accettare la grande occasione della sua vita: ministro a 33 anni (Maria Elena Boschi è più giovane di 4 mesi, mentre la più giovane di sempre rimane Giorgia Meloni, ministro a 31 anni). In soli 7 anni la Madia ha avuto incarichi dappertutto: nelle segreterie del Pd, in Parlamento, nell’alta politica, in fondazioni, in centri studi, persino in cinema e televisione. Un’escalation incredibile che stuzzica la maliziosa domanda: ma da dove è saltata fuori Marianna Madia? La sua fortuna porta il nome di Walter Veltroni. Era il 2008 quando l’allora segretario Pd la volle a tutti i costi candidarla come capolista nella Circoscrizione Lazio 1, per la Camera dei Deputati. La Madia aveva 27 anni e in molti si chiesero chi fosse e cosa avesse fatto, per meritarsi il posto più alto nelle liste elettorali. Lei non fece nulla per confutare dubbi e incertezze. Anzi, rincarò la dose con la prima geniale dichiarazione pubblica: “Porto in dote la mia straordinaria inesperienza”. E da quel momento non si è più fermata.

Tralasciando il percorso di formazione, buono ma non certo eccezionale, la Madia ha saputo dosare bene passione e ragione, scegliendo gli uomini giusti. Fidanzata di Giulio Napolitano, figlio del presidente dalla Repubblica, entra di diritto alla corte di Re Giorgo Primo. Oggi la Madia è sposata con Mario Gianani, fondatore della casa cinematografica Wildside e socio di Fausto Brizzi, regista e amico di Matteo Renzi. Aldo Grasso sul Corriere non è stato tenero: “Per essere giovane e inesperta la Madia ha imparato subito e bene a risalire le correnti”. Anche nel partito la considerazione non è delle migliori. Chiara Geloni, ex direttrice di Youdem, l’ha più volte rimproverata di essere stata prima veltroniana, poi lettiana, poi dalemiana, poi bersaniana ed infine renziana. Da ministro ha superato tutti in gaffe e uscite fuori luogo, compresa la visita al ministro sbagliato, avendo confuso i ministeri. Giovedì sera si è superata. A Piazzapulita il ministro della Pubblica amministrazione ha spiegato il suo decreto legislativo sul licenziamento di chi bolla il cartellino e poi non va al lavoro. A Corrado Formigli che gli chiede che fine fanno i dirigenti che non procedono a quel licenziamento in 48 ore, che è lo slogan dell’operazione,la Madia ha risposto così: “Se non allontana quel lavoratore, è il dirigente stesso che viene licenziato e può essere perseguito per reato penale”. Formigli si stupisce: “Teoricamente il dirigente potrebbe anche essere arrestato?”. La Madia sbatte le palpebre e sorride tutta compiaciuta della sua cattiveria: “Eh… è reato penale… quindi… sì…”. A parte il fatto che molti reati sono inseriti nel codice penale senza prevedere alcun arresto (non pochi, bisogna spiegarglielo, li ha depenalizzati da una settimana proprio il consiglio dei ministri dove siede la stessa Madia), sul licenziamento dei fannulloni il governo come al solito ha approvato un testo fantasma, che normalmente viene scritto nei giorni successivi. Quindi non si può sapere davvero che cosa contenga. Evidentemente la legge non l’ha scritta lei, e nemmeno l’ha letta…