Mafia Capitale, pool di Cantone sugli appalti romani. Il Campidoglio rischia di essere sciolto. E la Regione sospende le gare d’appalto

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Lo ha ammesso anche il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro: il Campidoglio potrebbe essere sciolto. E, intanto, il presidente dell’autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, rilancia con un pool di esperti per analizzare possibili appalti sospetti legati all’inchiesta “Mafia capitale”. Sono misure ad alto impatto quelle annunciate dal presidente dell’autorità Raffaele Cantone: “i controlli, ha spiegato, potrebbero riguardare anche le società partecipate dal Comune di Roma”. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha chiesto a Cantone di passare al setaccio tutti gli appalti sospetti assegnati per filo e per segno. Proprio Marino secondo il prefetto Pecoraro sarebbe diventato un soggetto “ad alto rischio” e per questo ha auspicato che gli venga assegnata una scorta.

Negli ambienti della Procura, intanto, filtrano voci riguardanti una nuova ondata di arresti per un’inchiesta che ormai si sta allargando a macchia d’olio. Il direttore dell’Aisi, l’Agenzia per l’informazione e la sicurezza interna, Arturo Esposito, ha chiarito al Copasir che non c’è alcun coinvolgimento dei servizi segreti nelle vicende al centro dell’inchiesta su Mafia Capitale. Sembra invece che presto possano venire a galla le responsabilità di alcuni agenti e servitori dello Stato. E presto vedremo se le indiscrezioni che stanno circolando in queste ore troveranno fondamento.

Terremoto anche dalla parti de La Pisana. La regione Lazio, intanto, ha sospeso l’assegnazione delle gare e ha disposto un’indagine conoscitiva presso tutte le principali centrali appaltanti della Regione(Asl, Ater, Centrale Unica e Dipartimenti). Il prefetto Pecoraro, da par sua, ha affermato: “Roma non ha mai visto una situazione del genere. Stiamo leggendo le 1.200 pagine dell’ordinanza in modo da valutare la possibilità e poi riferiremo al ministro”. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, invece, è intervenuto sulle polemiche legate alla pubblicazione della sua foto allo stesso tavolo con Salvatore Buzzi: “Sto male nel vedere il mio nome coinvolto”, ha commentato così il ministro quello scatto del 2010.