Colpo alla mafia finita dei pizzini. Trovati alcuni messaggi del boss Messina Denaro. Ma Cosa Nostra che conta non comunica certo così

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di Carola Olmi

La potentissima mafia siciliana, capace di gestire soldi e potere in tutto il mondo, che comunica con vecchi pastori e piccoli proprietari di supermercati locali attraverso i più classici dei pizzini. C’è da non crederci, ma questo hanno pescato i reparti speciali di polizia e carabinieri che ieri notte hanno preso undici pesci piccoli piccoli collegati però con la preda più sfuggente di Cosa nostra. Quel Matteo Messina Denaro che sarebbe il capo dei capi dopo l’arresto di Totò Riinia e Leoluca Bagarella. Custoditi da un vecchio pastore, semi analfabeta e quasi ottantenne, sono comparsi quindici pizzini, i tradizionali messaggi scritti su minuscoli pezzetti di carta piegati all’infinito e da distruggere una volta letti. I messaggi – secondo gli investigatori – con le istruzioni impartite da Messina Denaro ai reggenti dei clan del trapanese, dove è avvenuto il blitz.

LA VECCHIA FATTORIA
In una vecchia masseria in una contrada nota come Lippone, le forze dell’ordine hanno trovato queste tracce del capoclan latitante da quasi 23 anni. Sulla sua testa pende anche l’ergastolo per la breve stagione stragista di Cosa nostra fuori dalla Sicilia, quando nel 1993 la presunta trattativa Stato-mafia non ingranava e le bombe iniziarono a scoppiare a Roma, Milano e Firenze. nodo delle comunicazioni del superlatitante. In tutti questi anni di Messina Denaro si è saputo poco. Troppo poco vista la quantità di investigatori che ne seguono le tracce, tanto da far affermare ieri al Procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, che il boss goda di protezioni molto in alto. Per questo quei foglietti racchiusi nello scotch sono un elemento importante, anche se è chiaro che la forza della mafia sta nel suo essere moderna, capace di comunicare velocemente, di spostare il denaro e di impartire ordini a criminali, politici e colletti bianchi. Tutto l’opposto di quei pizzini che ci riportano a una visione romanzesca e superatissima di quel drammatico fenomeno criminale che è la mafia. Per il governo però l’operazione basta per far gridare al successo. “Sono grato a investigatori, forze dell’ordine e a tutti i rappresentanti dello Stato per il colpo inferto all’organizzazione mafiosa con la cattura di molti uomini del giro di Matteo Messina Denaro. Grazie a nome del Governo. E avanti tutta per andare finalmente a catturare anche il boss superlatitante. L’Italia c’e’, tutta insieme e tutta unita contro la criminalita’ organizzata”, ha scritto su Facebook il premier Matteo Renzi. E Angelino Alfano su Twitter ha aggiunto: “Lo Stato vince, la mafia perde”. Sarà!

U ZU VITO
Certo, il personaggio di maggiore spicco tra gli undici arrestati è un vecchio che si rege appena sulle gambe, Vito Gongola, noto come “u zu Vitu coffa”, che conservava i pizzini sotto a un masso. Negli anni delle bombe a Falcone e Borsellino era considerato molto vicino a Riina, ma adesso potrebbe essere un mafioso pensionato. Più interessante piuttosto l’arresto di un imprenditore locale rampante, Mimmo Scimonelli, titolare di un supermercato Despar a Castelvetrano. Non certo un personaggio di prima grandezza ma sicuramente più visibile grazie ad alcune attività di promozione delle imprese vinicole locali.