Maggioranza di ferro sul Governo, ma sulle Commissioni si menano come fabbri. Al Senato impallinato Grasso alla Giustizia. Mentre i 5 Stelle perdono la guida dell’Agricoltura

di Laura Tecce
Politica

Dopo un mese di trattative e molte fumate nere, alla fine il puzzle del rinnovo delle presidenze di commissione a Palazzo Madama e a Montecitorio è stato composto. Non senza i consueti maldipancia, che sempre caratterizzano questo tipo di accordi e qualche incidente di percorso. Le opposizioni, nella fattispecie la Lega, riescono a confermare alla guida delle Commissioni Agricoltura e Giustizia due  esponenti del Carroccio. Nel primo caso il caos che si è innescato facendo saltare l’accordo siglato dai vertici dei partiti di maggioranza è tutto all’interno del Movimento 5 Stelle: il designato fra i pentastellati, Pietro Lorefice,  ha creato una spaccatura nel gruppo mentre nel caso della mancata elezione a presidente della Commissione Giustizia di Pietro Grasso di Leu fonti parlamentari 5S assicurano di essere estranei a quanto accaduto. Il dito è puntato su un renziano e sul gruppo Misto (nella componente ex M5S). Era stato in mattinata lo stesso capo dei senatori Pd, Andrea Marcucci, a parlare di “accordo complesso e difficile che creerà qualche malcontento”, quando ha annunciato lo schema dell’intesa che prevedeva al Senato 7 presidenze per il M5S (che sono diventate 6), 4 al Pd, 2 a Iv e una a Leu (poi saltata). Scivolone anche alla Camera: l’imprevisto è arrivato in Commissione Giustizia dove Lello Vitiello di Iv aveva superato il candidato ufficiale, il pentastellato Perantoni, grazie ai voti del centrodestra e a tre schede bianche. Dimessosi dopo neanche mezz’ora, ha però fatto sì che venissero rispettati gli accordi iniziali: il renziano Luigi Marattin alla presidenza della commissione Finanze e la suddivisione a Montecitorio  (7 commissioni per i pentastellati, 5 per i dem e 2 per i renziani) ma i malumori fra i 5 Stelle rimangono: alcuni parlamentari hanno pesantemente contestato i capigruppo Davide Crippa e Gianluca Perilli, e anche il capo politico, Vito Crimi. Tra le lamentele ci sarebbe il ridimensionamento numerico delle presidenze affidate al Movimento e l’“appiattimento verso il Pd”.

TUTTI I NOMI. Il Pd al Senato conquista la presidenza di 4 commissioni: Affari costituzionali, Difesa, Finanze e Politiche Ue. La prima guidata da Dario Parrini, la seconda da Roberta Pinotti, la terza da Luciano D’Alfonso e la quarta da Dario Stefano. In base all’accordo, due commissioni sono andate a Italia viva: la Cultura, guidata da Annamaria Parente e la Sanità presieduta dal socialista Riccardo Nencini. Al M5s resta invece la guida delle commissioni Esteri (Vito Rosario Petrocelli), Bilancio (Daniele Pesco), Lavori pubblici (Mauro Coltorti), Industria (Gianni Girotto), Lavoro (Susy Matrisciano) e Ambiente (Vilma Moronese). La commissione Agricoltura rimane al leghista Gianpaolo Vallardi e la Giustizia pure, come abbiamo visto, resta ad Andrea Ostellari del Carroccio. A Montecitorio cinque le conferme per il M5S: Giuseppe Brescia presidente della commissione Affari costituzionali, Gianluca Rizzo della Difesa, Filippo Gallinella dell’Agricoltura, Sergio Battelli delle Politiche Ue, Marialucia Lorefice della Affari sociali. Ai pentastellati anche la commissione Cultura con Vittoria Casa (che rimpiazza Luigi Gallo) e la Giustizia con Perantoni.  A Montecitorio i Dem ottengono per Fabio Melilli la presidenza della commissione Bilancio, la commissione Lavoro per Debora Serracchiani, la Esteri per Piero Fassino (era in ballo anche la collega di partito Lia Quartapelle), la  Ambiente per Alessia Rotta e la Attività produttive per Gianluca Benamati. Trasporti e Telecomunicazioni  con Raffaella Paita.