Magistratura sotto attacco: Nordio scatena l’ultima rissa contro i vertici della Cassazione

Magistratura sotto attacco. Nordio scatena l’ultima rissa contro i vertici della Cassazione. Il tutto alla presenza di Mattarella

Magistratura sotto attacco: Nordio scatena l’ultima rissa contro i vertici della Cassazione

Ieri, nell’Aula Magna della Cassazione, durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario, alla presenza del Capo dello Stato e del Consiglio superiore della Magistratura Sergio Mattarella, Carlo Nordio ha scelto ancora una volta la rissa. In un contesto che dovrebbe imporre sobrietà e rispetto delle istituzioni, il ministro della Giustizia ha preferito l’affondo: l’ennesimo attacco alle toghe. È il copione del governo Meloni: invece di affrontare i nodi della giustizia, si agita lo spauracchio della magistratura e si avvelena il rapporto tra poteri dello Stato.

Magistratura sotto attacco. Nordio scatena l’ultima rissa contro i vertici della Cassazione

Dal primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola, dal procuratore generale Pietro Gaeta, fino al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, si sono levate preoccupazioni forti e chiare per i tentativi in atto di minare l’indipendenza della magistratura e per uno scontro tra giudici e politica ormai a livelli inaccettabili. Parole misurate, istituzionali. Nordio, però, non risponde nel merito: squalifica. Liquida quelle preoccupazioni con sfregio e arroganza, bollando come “blasfemo” perfino il solo sostenere che la riforma possa intaccare l’autonomia della giurisdizione.

D’Ascola: obiettivo è garantire l’indipendenza della magistratura

D’Ascola ha richiamato principi che dovrebbero essere patrimonio comune. Nell’insediare il primo Csm, il 18 luglio 1959, il ministro Gonella disse che l’indipendenza morale del magistrato deve essere difesa da ogni arbitrio esterno; e il presidente Gronchi ribadì che la Costituzione, con la creazione dell’organo, non ha voluto soltanto riconoscere all’ordine giudiziario “unicità ed autorità”, ma “assicurare soprattutto l’autonomia dei giudici”, intesa come capacità di autogovernarsi, inquadrata nel sistema della divisione dei poteri, presupposto e cardine dello stato di diritto. La preoccupazione della magistratura, ha concluso, è garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione.

Gaeta: una giurisdizione sfregiata non giova a nessuno

Ugualmente forte l’appello di Gaeta: “Il volto di una giurisdizione sfregiata nell’immagine e privata del rispetto collettivo per il valore essenziale della sua funzione non giova a nessuno”. Non ai cittadini, che alla giurisdizione devono potersi affidare con fiducia; non all’avvocatura, che nel dialogo con la magistratura ha contribuito a preservare i pilastri delle garanzie dello Stato di diritto; non alle istituzioni rappresentative, che fondano forza e legittimazione sull’irrinunciabile rispetto della separazione dei poteri. Lo scontro, ha avvertito, è ormai “solo demolitivo, solo deleterio”, inaccettabile per un Paese che si vuole “culla del liberalismo giuridico”.

Pinelli: la delegittimazione reciproca indebolisce le istituzioni

Pinelli ha ribadito che in una democrazia liberale alla politica spetta dettare le regole, ma è altrettanto necessario evitare posizioni che possano svilire il ruolo “nevralgico ed insostituibile” che la Costituzione assegna alla magistratura. La delegittimazione reciproca, ha avvertito, indebolisce le istituzioni e rompe il patto di fiducia con i cittadini, disorientandoli.

Nordio attacca e squalifica

Nordio, invece, rilancia. Invoca un “dovere istituzionale” per ribadire che è “blasfemo” pensare che la riforma tenda a minare l’indipendenza; definisce “malevola distorsione” ogni interpretazione diversa da quella “letterale” e parla di “grossolana manipolazione” quando si attribuisce al legislatore l’intenzione di sottoporre la magistratura all’esecutivo. Poi, dopo “blasfemo”, arriva “ripugnante”. “Troverei irriguardoso soffermarmi a smentire alcune ripugnanti insinuazioni che in questi giorni sono state diffuse sull’ipotesi di interferenze illecite, da parte nostra, sull’attività esclusiva e sovrana della magistratura”, dice.

La replica dell’Anm

All’attacco del ministro replica l’Associazione nazionale magistrati (Anm): spiace per il termine blasfemo, le opinioni della magistratura “hanno la loro dignità”. A essere fuori posto, ieri, non è stata la preoccupazione delle toghe, ma la scelta del Guardasigilli – e del governo che lo sostiene – di trasformare un confronto istituzionale in una guerra di logoramento.