Magistro e la tripla poltrona che cumula gettoni e stipendio

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Stefano Sansonetti

In tutto siede su quattro poltrone pubbliche. Ma da una, si affrettano a far sapere dal suo entourage, non percepisce alcun compenso. Lui è Luigi Magistro, ancora oggi numero uno dei Monopoli di stato, seppur nella veste di vicedirettore della nuova Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Super-ente, quest’ultimo, nato da poco dalla fusione delle due preesistenti strutture. Si dà il caso che Magistro sia diventato direttore generale dell’Aams nel luglio del 2012, dopo aver guidato la direzione centrale accertamento dell’Agenia delle entrate. Eppure, nei mesi successivi, ha continuato a mantenere quelle poltrone che gli derivavano proprio dall’essere stato un funzionario di spicco delle Entrate. Parliamo in particolare di un posto da vicepresidente del consiglio di amministrazione di Equitalia Giustizia, la società del gruppo Equitalia (controllata a sua volta da Agenzia delle entrate e Inps) che si occupa di recupero dei crediti di giustizia, e uno da consigliere della Sose, la società del ministero dell’economia che predispone gli studi di settore a beneficio della stessa Agenzia guidata da Attilio Befera.
Tutt’ora risulta che Magistro rivesta questi incarichi, a cui sembrerebbe aggiungersi anche quello di componente del comitato di gestione delle Entrate, come ancora ieri era riportato sul sito dell’Agenzia di via Cristoforo Colombo, da cui però è definitivamente uscito. I Monopoli, interpellati da Lanotiziagiornale, hanno spiegato che Magistro non ha più l’incarico nel comitato di gestione delle Entrate, sostituito da un’identica occupazione nel comitato dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli di cui è vicedirettore. Ma da quest’ultima poltrona, hanno garantito dal suo entourage, non percepisce alcun compenso. Ma dagli altri tre incarichi?

In questo caso Magistro cumula eccome stipendio e quelli che vengono definiti “gettoni”. In particolare i Monopoli hanno precisato che l’emolumento di Magistro da vicedirettore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli è di poco inferiore ai 250 mila euro lordi l’anno. A cui si devono aggiungere circa 10 mila – 12 mila euro annui che derivano complessivamente dalle presenze nei cda di Equitalia Giustizia e Sose. In tutto, fanno ancora sapere dalla struttura, Magistro non prende più di 260 mila euro. Che rispetto ai 447 mila euro percepiti dal suo predecessore ai Monopoli Raffaele Ferrara, cifra reperibile sul sito internet, sembrerebbero una somma non proprio cospicua.
Se però si considera che il periodo delle vacche grasse e dei munifici stipendi dei manager pubblici è finito, sotto la scure imposta dai governi Berlusconi e Monti, si tratta pur sempre di uno stipendio ragguardevole.

Sta di fatto che il cumulo di stipendio e gettoni dura ormai da diversi mesi. I Monopoli, però, fanno notare che nelle prossime settimane Magistro lascerà definitivamente il consiglio di amministrazione della Sose, dove il mandato è in scadenza. Mentre quello in Equitalia Giustizia terminerà l’anno prossimo.
Al di là della questione stipendiale, comunque, nelle scorse settimane qualche osservatore attento alle cose dell’amministrazione finanziaria aveva fatto notare il persistere degli incarichi di Magistro proprio in quelle società che di fatto sono emanazione dell’Agenzia delle entrate. Come dire: se il numero uno dei Monopoli non ha più nulla a che fare con l’Agenzia, cosa confermata anche dal fatto che ha abbondonato il suo comitato di gestione, perché continua a occupare poltrone in società pubbliche che proprio con l’ente di via Cristoforo Colombo hanno a che fare?
A stare a quanto filtra è probabile che Magistro, 20 anni trascorsi in Guardia di finanza prima di approdare all’Agenzia delle entrate e poi ai Monopoli, si troverà al di fuori di questi incarichi al momento della loro naturale scadenza. Rimane il fatto che per il momento continua a mantenerli, cumulando (come sostiene) emolumenti complessivi per 260 mila euro.
Certo non l’unico caso di cumulo di retribuzioni all’interno della mastodontica pubblica amministrazione italiana, e nemmeno il più costoso, ma di sicuro una situazione che a via XX Settembre ha fatto discutere.

@SSansonetti