Malasanità. Ambulanza in ritardo, tac in manutenzione e reparti chiusi. La sanità in Molise è allo sbando e un 47enne muore dopo un malore. Arrivano gli ispettori

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Il sospetto che la morte del 47enne Michele Cesaride possa essere iscritta tra i casi di malasanità è forte. Tanto che il ministro della Sanità, Giulia Grillo, ha deciso di inviare subito gli ispettori in Molise. Dove la sanità pubblica ha le ossa rotte, tanto che mancano personale, reparti e pure i mezzi di trasporto. Come dimostra il decesso di Cesaride.

La vicenda – L’uomo, che viveva a Larino (Campobasso), nella giornata di martedì ha accusato un forte mal di testa. Crescente di minuto in minuto. Si trattava di emorragia cerebrale. A quel punto è stato chimato il 118 che però è arrivato in forte ritardo perché impegnato in un altro intervento. Intervenuti i sanitari l’uomo è stato portato di corsa all’ospedale San Timoteo di Termoli (Campobasso) dove però non è stato possibile fare alcunché perché il macchinario della Tac era in manutenzione programmata. Così quando ormai era già passato molto tempo Cesaride è stato trasferito all’ospedale di San Giovanni Rotondo (Foggia). Dove è arrivato in coma ed oggi è morto. Già martedì sera i medici dell’ospedale pugliese ne avevano accertato la morte cerebrale. La famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi.

Sanità regionale sott’accusa – L’azienda sanitaria regionale ha subito voluto chiarire, attraverso il direttore amministrativo della struttura, Antonio Forciniti, che “è stato fatto tutto quello che c’era da fare”. I tecnici del ministero già oggi hanno prelevato tutti i documenti necessari per effettuare gli accertamenti che il caso impone. Alcune riflessioni sono, però, d’obbligo. Perché i fatti dicono che non esiste più un reparto di neurochirurgia in un ospedale pubblico, fino allo scorso anno c’era al Cardarelli di Campobasso, ed è stato chiuso nel corso della precedente amministrazione del governatore Paolo di Laura Frattura (centrosinistra). Le cose non vanno affatto meglio con i primi passi compiuti dal neo presidente della Regione, Donato Toma (centrodestra), che in una conferenza stampa, a fine giugno, ha annunciato quasi sottovoce la chiusura dei centri di primo soccorso di Venafro e Larino. Al tempo stesso Toma ha annunciato che con la chiusura dei due pronto soccorso sarebbe stato rafforzato, però, il servizio 118. Questo servizio è stato davvero rafforzato? Visto che i sanitari del primo soccorso erano impegnati in un altro intervento quando sono stati chiamati per soccorrere Cesaride. Per non parlare dell’inesistenza di un servizio di elisoccorso in una regione come il Molise dove le vie di comunicazione interne sono pessime, strade rovinate che le buche di Roma in confronto sono davvero pochissima roba, e tanti paesini che si trovano in cima alle montagne. Non è ipotizzabile, e non tocca certo a noi farlo, sapere se l’uomo si sarebbe potuto salvare. Ma alcune risposte, che ci saranno fornite dalla task force ministeriale e dalle indagini della Procura di Larino che oggi ha aperto un fascicolo, sono d’obbligo. Alla famiglia di Cesaride e ai cittadini molisani. Per evitare il ripetersi di casi del genere.

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di Gaetano Pedullà

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