Mandato di cattura internazionale per il nonno di Eitan e per l’autista che lo aiutò a prelevare il bambino. I pm italiani hanno chiesto ad Israele l’estradizione di entrambi

Eitan Shmuel Peleg
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Due mandati  di cattura, chiesti dalla Procura di Pavia, sono stati emessi nei confronti del nonno materno del piccolo Eitan Biran, Shmuel Peleg, e del 50enne Gabriel Alon Abutbul, cittadino israeliano che era alla guida della macchina con cui il bambino fu portato a Lugano per essere imbarcato su un aereo privato con destinazione Tel Aviv.

La Procura generale di Milano, a cui è stata inoltrata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Pavia, ha dunque già trasmesso al ministero della Giustizia la “richiesta di estradizione” per entrambi da Israele verso l’Italia. Il piccolo Eitan, sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, è ormai da mesi al centro di una contesa tra due rami familiari e secondo quanto ha stabilito il 25 ottobre scorso il tribunale di Tel Aviv (leggi l’articolo) deve tornare in Italia, nella sua residenza abituale, che è Pavia, affidato alla zia e non in Israele al nonno materno.

Secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti italiani, Peleg avrebbe prelevato suo nipote con l’aiuto di Abutbul per poi imbarcarlo su un aereo noleggiato appositamente da una compagnia tedesca, costato “42mila euro a Gabriel Alon Abutul”. “Aspettiamo di vedere cosa succederà a livello internazionale – ha detto all’Ansa il procuratore facente funzioni della Procura di Pavia, Mario Venditti -, ossia la risposta delle autorità israeliane sul mandato d’arresto internazionale e poi procederemo con la chiusura indagini e con la richiesta di processo”.

Peleg e Alon, sempre secondo quanto ha riferito la Procura di Pavia, sono “accusati, unitamente alla connazionale Esther Athen Cohen“, nonna materna, “dei reati di sequestro di persona, sottrazione e trattenimento di minore all’estero e inosservanza dolosa di provvedimento del Giudice” ai danni di Eitan e della zia Aya Biran, “tutore legale dello stesso minore”. Eitan “a seguito di una visita concordata tra la zia” e il nonno l’11 settembre (leggi l’articolo) “è stato condotto in Israele da quest’ultimo e da un terzo soggetto, poi identificato per il connazionale residente a Cipro”, ossia Abutbul, “varcando il confine elvetico a bordo di un’autovettura noleggiata dal nonno per giungere presso l’aeroporto di Lugano-Agno.

Gli investigatori, si legge ancora, “sviluppando e analizzando scrupolosamente i dati relativi al traffico telefonico e ogni altra informazione acquisita nel corso dell’attività di indagine, hanno riscostruito in dettaglio la pianificazione del reato da parte degli indagati, ricostruzione, peraltro, resa ardua attesi i presunti trascorsi di appartenenza militare degli indagati”. Peleg e Abutbul si sono mossi, spiegano i pm, in “modo ‘ombroso’ sul territorio italiano con l’utilizzo anche di più autovetture a noleggio e comunicando tra loro con utenze telefoniche estere”.

Leggi anche: Eitan deve tornare in Italia. Il Tribunale di Tel Aviv dà ragione alla zia affidataria. Il nonno non poteva portarlo in Israele perché la residenza abituale del bambino è Pavia.

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