Manette a Casapound. Il vicepresidente Di Stefano arrestato dopo l’occupazione di una casa

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Il vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano, è stato arrestato oggi per l’occupazione di una casa in via del Colosseo, a Roma, insieme ad altre 16 persone. In mattinata gli agenti della polizia locale erano pronti a completare lo sgombero di uno stabile occupato da due mesi da due famiglie, sostenute dai militanti dell’organizzazione di estrema destra che hanno cercato di impedire le operazioni. “Nello stabile erano presenti numerose persone che hanno ostacolato l’intervento degli agenti dapprima dalle finestre, gettando in strada masserizie e suppellettili e lanciando verso gli operanti farina, olio, uova, conserve di pomodori e altri materiali”, ha spiegato un comunicato della polizia municipale per fornire un quadro degli eventi.

Casapound ha comunque continuato la protesta: sulla pagina Facebook ha postato lo slogan “arrestateci tutti”. “L’arresto Simone Di Stefano e degli altri nostri militanti è un gesto arrogante e intimidatorio nei confronti di chi, in maniera peraltro del tutto pacifica, sta difendendo i diritti calpestati di italiani in difficoltà”, ha attaccato il presidente di Casapound, Gianluca Iannone. “La signora Laura e la famiglia di Massimo sono stati abbandonati da tutti: non un assessore, un consigliere comunale, un funzionario dell’amministrazione hanno speso una parola per loro. Sono stati prima ignorati, poi ingannati, quindi perfino malmenati e arrestati da chi è istituzionalmente preposto a tutelarli. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo se al loro posto ci fossero state due famiglie di immigrati”, ha aggiunto il numero uno del gruppo di estrema destra.

Gli attivisti dell’organizzazione si sono infatti recati alla sede del Comune di Roma: “Siamo qui per chiedere conto alle istituzioni di quanto accaduto. Il Campidoglio deve farsi carico di questa situazione di emergenza abitativa, non si può gestire la vicenda con la forza pubblica, senza proporre nessuna soluzione”.