Manette per i fratelli Magnoni. Anzi, “mangioni”

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di Alessandro Banfo

Dalla scalata Telecom al concordato di Sopaf. La storia dei fratelli Magnoni attraversa numerose pagine della finanza italiana. Per questo ieri l’arresto dei fratelli Ruggero, Aldo e Giorgio Magnoni, e il figlio di quest’ultimo, Luca, ha fatto rumore. Molto rumore. Anche perché vede coinvolti gli istituti previdenziali di ragionieri, medici e giornalisti.
L’inchiesta riguarda la holding di partecipazione finanziaria Sopaf, e nel filone spuntano cifre da record. Nelle carte è stata accertata un’appropriazione indebita da 79 milioni di euro ai danni delle casse di previdenza dei professionisti. I reati contestati sono gravissimi: associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa e frode fiscale. Le Fiamme gialle hanno accertato che la famiglia Magnoni ha sottratto oltre 100 milioni di euro dal patrimonio Sopaf. Nell’ambito delle indagini dirette dal pm di Milano Gaetano Ruta sono stati sequestrati 65 immobili riconducibili agli indagati, la maggior parte nel centro di Milano, e sono stati congelati oltre 250 conti bancari in varie parti d’Italia

Chi sono gli indagati
I fratelli Magnoni non sono delle figure anonime, anzi sono personaggi molto noti nel mondo della finanza. Ruggero è stato vice presidente Europa di Lehman Brothers e presidente di Nomura Italia, banca che ha lavorato anche per il Monte dei Paschi di Siena. Qui ha creato per Giuseppe Mussari il derivato Alexandria, per il quale l’ex presidente è a processo. Nel 1999 fu invece uno dei registi dell’Opa di Olivetti su Telecom. Aldo Magnoni è stato amministratore di L&M Real estate e l’ideatore dell’Oak Fund. Giorgio Magnoni e il figlio Luca sono rispettivamente amministratore delegato e consigliere della Sopaf, di cui il 17 aprile è stato omologato il concordato preventivo. E il padre di Ruggero, Aldo e Giorgio, Giuliano, fu socio e consuocero del discusso finanziere Michele Sindona.

Le altre persone coinvolte
Oltre ai quattro componenti della famiglia Magnoni sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza anche Gianluca Selvi, patron di Hps, Andrea Toschi e Alberto Ciaperoni. Il primo è stato in passato presidente di Arner Bank, la banca il cui conto corrente numero uno era intestato all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e amministratore delegato della società di gestione risparmio Adenium, il secondo amministratore delegato di Sopaf Capital Management. E proprio la Adenium è uno dei punti chiave dell’indagine. Perché questa struttura, attraverso una controllata lussemburghese, avrebbe sottoscritto titoli per 52 milioni di euro gestiti, guarda caso, dalla Hps di Selvi. Il denaro, con questo sistema, attraverso società off shore veniva trasferito su conti bancari alle isole Bermuda e Maurutius. I soldi rientravano poi “puliti” in Italia, per essere a disposizione del gruppo. Con questo giochetto, ripetuto più volte tra il 2005 e il 2013, sono stati sottratti alle casse della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e periti commerciali ben 50 milioni di euro. Perquisizioni per la ricerca di ulteriori prove a carico degli arrestati sono state effettuate anche negli uffici di Paolo Saltarelli, presidente della Cassa di previdenza dei ragionieri, e di Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi.

Un sistema quasi perfetto
Era invece totalmente differente il meccanismo attraverso il quale sarebbero stati truffati l’istituto di previdenza dei giornalisti (l’Inpgi) per sette milioni di euro e anche l’ente di previdenza dei medici (l’Enpam) per venti milioni. La Sopaf, che gestiva parte del patrimonio dei due istituti, avrebbe acquistato quote del Fondo immobili pubblici (Fip) per poi rivenderli alcuni giorni ai due istituti, realizzando così profitti illeciti. Un sistema quasi perfetto, che secondo la Procura prevedeva una divisione dei ruoli precisa all’interno della famiglia Magnone. Giorgio era il capo dell’associazione a delinquere e di fatto coordinava le strategie e stabiliva tempi e modi delle operazioni illecite. Lo assisteva il figlio Luca mentre Aldo, fratello di Giorgio, si dedicava alle operazioni immobiliari. Ruggero, infine, “formalmente privo di cariche sociali nel gruppo Sopaf, svolgeva un ruolo attivo quale amministratore di fatto, assistendo e collaborando in particolare nella costruzione di operazioni finanziarie finalizzate al conseguimento di profitti illeciti”.

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