Manovre spregiudicate. Le trame dei due Mattei per dare una spallata a Conte. Mozione di sfiducia per Bonafede. Salvini ci prova, ma ora Renzi frena

di Raffaella Malito
Politica

L’atteggiamento di Matteo Renzi e dei suoi verso il governo continua a essere ondivago. Dagli ultimatum passa agli “appelli”. Dalle minacce alle richieste di verità. Ma non c’è dubbio che l’effetto è quello di creare una forte instabilità sulla tenuta del governo e di finire ancora una volta per dare l’impressione di mettersi in combutta con l’altro Matteo. Ovvero con il leader della Lega, Matteo Salvini, che tenta di buttare all’aria i pezzi del puzzle per andare al voto. Anche perché sembra ormai acquisito un dato di fatto: per il Quirinale in caso di nuova crisi non pare esserci alternativa al ritorno alle urne. Ma se per Salvini la strategia appare più chiara, meno lo è quella di Renzi che con la sua neonata creatura annaspa intorno al 4%. Il sogno nel cassetto del senatore fiorentino rimane sempre lo stesso: sostituire Giuseppe Conte.

Non ci sono solo la Fase 2, il decreto maggio, la trattativa in Europa a fornire motivo ai renziani per tenere in fibrillazione il governo. Da qualche giorno si è aggiunto un ulteriore motivo di tensione: lo scontro a distanza tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il consigliere del Csm Nino Di Matteo che ha accusato il Guardasigilli di aver ceduto alle preoccupazioni dei boss per la prospettiva che lo stesso Di Matteo andasse a guidare le carceri. Se nelle ore successive al fatto Renzi ha detto di volerci veder chiaro e il renziano Cosimo Ferri ha chiesto le dimissioni del ministro 5Stelle ieri Davide Faraone ha frenato nettamente. “Nessuno tocchi Bonafede. Per noi la separazione dei poteri è un principio irrinunciabile”.

Con Iv anche una parte di FI, quella che fa capo a Mara Carfagna, frena sulla richiesta di dimissioni. Ma questo non significa che tanto i dem quanto i renziani, assieme al centrodestra, non chiedano che il responsabile della Giustizia chiarisca in Aula. Il Guardasigilli, da parte sua, avrebbe già dato la sua disponibilità a riferire in Commissione Antimafia e in Parlamento, ma non sul caso Di Matteo ma sull’operato dell’esecutivo nella lotta alla mafia. Ieri i tre consiglieri laici in quota M5S del Csm (Alberto Maria Benedetti, Filippo Donati e Fulvio Gigliotti) hanno invitato i consiglieri del Csm “a osservare continenza e cautela nell’esprimere, specialmente ai media, le proprie opinioni”, per non minare l’autorevolezza del Consiglio.

Ad ogni modo nelle prossime ore durante il question time il centrodestra chiederà al ministro dei chiarimenti, auspicati a dire il vero anche da molti pentastellati. Soprattutto da quanti continuano a non fidarsi di Italia viva e temono un’imboscata al Senato dove i numeri per la maggioranza sono ballerini. Salvini promette che sulla questione andrà fino in fondo. E non si esclude possa presentare una mozione di sfiducia. Ma a questo punto – dopo le rassicurazioni del capogruppo renziano al Senato – difficilmente Iv tradirà. La verità è che a nessuno oggi conviene alimentare tensioni. Conte sa che l’operazione responsabili è complicata (l’appoggio di FI alla maggioranza spaccherebbe il M5S) e Iv è cosciente che dopo questo governo la strada è lastricata di ostacoli. Non a caso il premier avverte: “L’instabilità sarebbe un gravissimo danno alla vigilia della sfida della ripartenza e indebolirebbe la nostra posizione in Europa in una fase decisiva”.