Avvocati in malattia, Dell’Utri può aspettare

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Leonardo Rafanelli

Una doppia assenza per malattia: quasi come quelle strategiche per far saltare le interrogazioni al liceo. Eppure i due difensori di Marcello dell’Utri hanno presentato un regolare certificato medico, che con ogni probabilità porterà oggi al rinvio dell’udienza in programma davanti alla Corte di Cassazione. L’avvocato Massimo Krogh, che risulta attualmente ricoverato in una clinica, aveva presentato il certificato di malattia già una settimana fa. Quello di Giuseppe di Peri è arrivato sabato scorso. Il terzo legale storico di Dell’Utri, Pietro Federico, non sarebbe invece in possesso della delega per partecipare all’udienza davanti alla Corte suprema. Risultato: in aula si dovrebbe procedere al giudizio senza nessun difensore presente e lo scenario più probabile, secondo fonti della stessa Corte, vedrà oggi gli ermellini scartare questa eventualità e decidere per uno spostamento della data. Appare però assai poco probabile l’ipotesi che dietro le assenze per malattia ci sia una sorta di piano strategico per arrivare alla prescrizione: questa, infatti, scatterà a luglio, ma la Cassazione ha l’obbligo di non far maturare i termini, fissando una nuova udienza prima che questo avvenga.

Il programma di oggi
L’ex senatore Marcello Dell’Utri, che figura tra i fondatori di Forza Italia, potrebbe essere condannato definitivamente a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. La decisione della Cassazione, quindi, è uno snodo cruciale per la sua vicenda. Oggi, di fronte alla Prima sezione penale dove è fissata l’udienza, si decide se rinviare o meno. Il collegio presieduto da Cristina Siotto terrà una breve camera di consiglio e sentirà il parere del sostituto procuratore generale Aurelio Galasso. Eventualmente, sarà fissata una nuova data e con ogni probabilità saranno tenuti in considerazione anche il parere dell’Avvocatura dello Stato e quello delle parti civili costituitesi in giudizio, come il Comune di Palermo.
La Procura della Cassazione, inoltre, potrebbe chiedere un accertamento da parte delle Asl competenti sulle reali condizioni di salute dei due legali di Dell’Utri, ma è un’ipotesi che appare decisamente remota.

La lunga strada per l’estradizione
Ieri è intanto saltata anche un’altra udienza: quella davanti ai magistrati libanesi per la convalida dell’arresto di Dell’Utri. L’ex senatore, infatti, si trova a Beirut, dove è stato arrestato sabato scorso in un lussuoso albergo. Attualmente detenuto nella “sezione informazione” delle forze di sicurezza interna, è stato raggiunto domenica dalla moglie e dal figlio.

Associazione di malfattori
L’udienza di convalida, comunque, non è stata annullata per impedimenti, ma proprio perché la legge libanese non la prevede. I magistrati di Beirut ascolteranno l’ex senatore soltanto dopo aver ricevuto la richiesta di estradizione da parte dell’Italia, le cui procedure cominceranno dopo che la Cassazione avrà emesso la sua sentenza. “Quando riceverò il file dall’Italia – ha detto il procuratore generale della Cassazione libanese Samir Hammud – dovrò studiarlo e interrogare Dell’Utri. Successivamente presenterò al ministro della Giustizia una relazione con parere favorevole o contrario alla richiesta. Sarà poi il potere esecutivo a prendere la decisione finale con un provvedimento che dovrà essere firmato dallo stesso ministro della Giustizia, dal primo ministro e dal presidente della Repubblica”. Ma proprio il nodo dell’estradizione, pur garantita da un trattato bilaterale del 1975, potrebbe rivelarsi difficile da sciogliere: in Libano, infatti, il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non esiste. C’è un reato assimilabile, ovvero “associazione di malfattori”, ma l’estradizione di Dell’Utri appare tutt’altro che scontata. E vista la situazione, l’ex senatore potrebbe rimanere a Beirut ancora a lungo.