Marino riparte per gli Usa. Più che il Papa cerca lavoro. Il sindaco è al settimo viaggio dalla sua elezione. Nel mirino un incarico di livello internazionale

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Sembra una provocazione. Ma il sindaco di Roma Ignazio Marino sa bene che questo non è tempo di polemiche inutili. Quindi il nuovo viaggio negli Stati Uniti, dopo aver apena concluso tre settimane tra vacanze e incontri istituzionali negli States deve avere una motivazione recondita. Ufficialmente il primo cittadino parte per incontrare il Papa a Filadelfia, all’ottavo incontro mondiale delle Famiglie. Proprio lui, il sindaco che ha celebrato le prime nozze gay e si è visto in prima fila a tutte le manifestazioni per i diritti civili, sente improvvisamente il bisogno di testimoniare la sua presenza alla giornata delle Famiglie cattoliche. E dire che Marino il Papa ce l’ha a meno di dieci minuti di bicicletta, appena al di là del Tevere. Dunque questo viaggio – il settimo di Marino negli Usa da quando è sindaco – sa proprio di schiaffo alla città. Possibile che con tutto quello che c’è da fare a Roma il primo cittadino trovi tanto tempo libero per andarsene al di là dell’oceano? Domamda retorica, visto che anche questo settimo biglietto è già stato staccato.

DAI GAY ALLE FAMIGLIE
Se il sindaco dunque può immaginare benissimo che questo nuovo viaggio urta non poco la sensibilità dei suoi concittadini – oltre che offrire una nuova formidabile freccia all’arco dei suoi avversari politici – perché allora questa nuova partenza? La Notizia, in grande solitudine, già questa estate, mentre divampava l’incendio delle polemiche per la vicenda Casamonica, aveva avanzato un’ipotesi: Marino va e viene dagli Stati Uniti perché lì sta cercando lavoro. Oncologo di fama e prestigio internazionale, adesso accresciuto anche dal ruolo di sindaco della città eterna, secondo alcuni ambienti vicini, Marino non disdegnerebbe di tornare a indossare il camice bianco, purché all’interno di una struttura medica di grande prestigio e ben remunerato. Se trovasse questo impiego il sindaco ci metterebbe un attimo a dimettersi e lasciare nelle pesti i renziani e tutti suoi avversari – soprattutto nel Pd – che non lo avrebbero sostenuto negli ultimi mesi. Tranne poi confermarlo per mancanza di alternative.