Marino sempre più isolato. Nessuno vuole fargli da vice

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Almeno a parole Ignazio Marino dà l’impressione di uno che non molla. Che vuol resistere a tutti i costi. E mentre la sua Giunta perde pezzi e il Governo, ogni giorno che passa, gli toglie un po’ di terreno sotto i piedi, il sindaco pensa a rilanciare l’Ama, la municipalizzata dei rifiuti, la cui raccolta attuale è tutt’altro che efficace. Rimetterla in linea con gli standard europei sarebbe uno dei segni più evidenti del cambiamento. E così non usa mezzi termini per far capire che fa sul serio: se Roma non sarà pulita si penserà ai privati. “Credo fortemente che abbiamo dei grandi professionisti, che coloro che lavorano sulle nostre strade sono assolutamente in grado di pulire la nostra città e di far bene il loro lavoro”, dice Marino, “ma se questo non dovesse funzionare dobbiamo intraprendere strade diverse come quelle di altre capitali europee, da Londra e Parigi, che a un certo punto hanno messo a gara nei vari municipi, aprendo al privato, il servizio di spazzamento e di raccolta dei rifiuti”. Bella idea, certo, ma fuori tempo massimo.

L’ABBANDONO TOTALE
Il degrado di Roma va al di là dell’intervento dei privati. E tutto questo, innegabilmente, finisce per essere una grande metafora dello stato dell’arte. Una bella donna che nessuno corteggia più. Sarà pure un caso, ma Marino non riesce a trovare un vice sindaco disposto a sostituire il dimissionario Luigi Nieri. E se il sindaco dovesse scegliere di “promuovere” qualcuno dei suoi per uscire dallo stallo in cui si è ritrovato, ma, sarebbe meglio definirlo imbarazzo, l’ipotesi più concreta sembra essere quella di Alfonso Sabella. Una carriera da magistrato anti-mafia, nominato assessore alla legalità dopo la maxi-inchiesta sul Mondo di Mezzo ed ora in predicato per la seconda poltrona del Campidoglio. Un vicesindaco, in sostanza, che dovrebbe salvare la città. E Marino sceglie il silenzio per dare “voce” all’ipotesi. E “no comment” è anche la reazione del magistrato, “è una cosa che non ho finora mai messo in bilancio”. Finora, appunto.

TUTTI IN PISTA
Ma nella rosa dei papabili vicesindaco, Sabella non è affatto solo. Nonostante le smentite (“Sono fantasie di luglio”), continua a circolare il nome della renziana Lorenza Bonaccorsi. La quale, a dire il vero, avrebbe chiesto al giglio magico di lasciarla fuori dai giochi. Accompagnato da quello dello stesso commissario del Pd di Roma Matteo Orfini che, nel farsi da parte, spiazza: “Non è nemmeno detto che il prossimo vicesindaco sia del Pd”. Ieri pomeriggio il primo cittadino lo ha incontrato nella sede del Nazareno: una riunione di circa un’ora che dal Campidoglio definiscono “di routine” ma che, con ogni probabilità, è servita per fare il punto proprio sul futuro politico del Campidoglio. Responso di Alfano permettendo. Vista la perdita di Nieri, nel ritocco alla Giunta, che si prospetta più corposo di quanto inizialmente previsto, potrebbe inserirsi anche un assessore in quota Sel: il giovane Marco Furfaro per esempio. E c’è chi propone per il rimpasto anche vecchie conoscenza del Campidoglio, come Roberto Morassut, già nella squadra di Walter Veltroni. Intanto, mentre si ragiona sui nuovi innesti e qualche dipartita (per ora le dimissioni dell’assessore ai trasporti Guido Improta – anche lui tirato in ballo tra i possibili vicesindaco – restano concrete), l’alleanza cittadina tra Pd e Sel scricchiola. Per il Campidoglio, e per lo stesso partito del premier, un altro bel problema da risolvere. Come se il Pd, e lo stesso Renzi, non ne avessero già abbastanza.

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di Gaetano Pedullà

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