Marò ostaggio delle elezioni

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Angelo Perfetti

I marò italiani sono ostaggio delle elezioni indiane, che si svolgeranno dal 7 aprile al 16 maggio, data in cui verrà ufficializzato il nome del nuovo primo ministro. Le pressioni che l’Italia ha fatto ultimamente per sfilare dalle mani della Nia, la polizia antiterrorismo indiana, il caso dei due fucilieri di marina, sono servite a mettere un punto fermo (niente Sue Act, la legge che prevede la pena di morte, né competenza Nia), ma non sono riuscite nell’intento di velocizzare il giudizio. Alla luce di ciò che sta accadendo, appaiono ancor più fuori luogo le parole dell’allora ministro Bonino che assicurava “un processo giusto e rapido”. I marò servono all’India per farne carne da campagna  elettorale. E così il tribunale speciale indiano che

deve giudicare i due marò italiani ha rinviato la prossima udienza al 31 luglio. La decisione è stata presa in una breve udienza in cui il giudice Bharat Parashar ha ascoltato le parti e ha letto l’ordinanza della Corte Suprema che disponeva la sospensione del processo. La settimana scorsa la stessa Corte suprema aveva dato quattro settimane di tempo al governo indiano e alla Nia per presentare la loro posizione sul ricorso della difesa. Dal momento che in mezzo c’è anche la pausa estiva di due mesi, il Tribunale speciale ha fissato la prossima udienza per il 31 luglio.

 

Lo scontro elettorale

Il caso dei due marò italiani diventa così terreno di scontro fra Sonia Gandhi e il leader dei nazionalisti indù Narendra Modi. Ieri la presidente del Partito del Congresso attualmente al governo in India aveva criticato il fatto che nel paese ci sia ‘’qualcuno che batte i tamburi del patriottismo’’ e il candidato premier del Bharatiya Janata Party (Bjp) ha risposto – secondo quanto riporta il quotidiano The Times of India – attaccandola e chiedendole chi sia stato all’interno dell’attuale governo a concedere a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone di fare ritorno a casa lo scorso anno. Episodio che causò una lunga contesa fra new Delhi e il governo italiano che alla fine decise di rimandare in India i due marinai. A poche settimane dall’apertura delle urne prevista per il 7 aprile, Modi viene dato per favorito contro il Partito del Congresso nei sondaggi, che tuttavia in India sono poco attendibili perché l’elettorato- così come la magistratura, verrebbe da aggiungere – cambia facilmente idea.   Gli aventi diritto al voto sono bene 814 milioni (più dell’intera popolazione europea) e sono cresciuti di 100 milioni dalle ultime elezioni nel 2009. Le votazioni saranno divise in 9 tappe per riuscire a controllare al meglio la grande affluenza ed evitare brogli, compravendita di voti e violenza. La prima data è il 7 aprile, le altre date invece saranno il 9, 10, 12, 17, 24 e 30 aprile e il 7 maggio. Tutto finirà il 12 maggio, i risultati verranno annunciati il 16 dello stesso mese.

 

Le chance italiane

Il nuovo rinvio del processo ai  marò – conferma lex ministro Giulio Terzi –  ‘’dà la sensazione che le autorità indiane continuino a  strumentalizzare la presenza dei nostri militari durante la campagna elettorale. L’India – spiega Terzi – vuole dimostrare che è un grande paese che può utilizzare le regole del diritto internazionale a suo  piacimento, soprattutto nei rapporti con uno dei più importanti paesi del mondo del G7, cioè l’Italia, che ha tradizionalmente fatto come  elemento centrale della politica estera il rispetto del diritto

internazionale, della libertà di navigazione dei mari e della convenzione del diritto del mare”. Secondo Terzi la possibilità di riportare in Italia i due  fucilieri di Marina trattenuti in India esiste: “Avviare l’arbitrato, chiedere al tribunale di Amburgo la nomina di un membro del collegio arbitrale che l’India non vuole nominare e portare formalmente la questione al Consiglio di Sicurezza continuando una  azione quotidiana in tutte le capitali, a cominciare da Washington, e  in tutte quelle europee”.