Mascherine e provvigioni d’oro. Gli indagati preparavano altri affari. Per il gip, Benotti & C. volevano continuare a lucrare. E per farlo erano pronti a commettere altri illeciti

Mario Benotti
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Se non fosse venuto alla luce lo scandalo mascherine, i responsabili erano pronti a mettere in atto altre operazioni simili continuando a fare affari d’oro sulla pelle dei malati. Questa l’ultima novità che emerge dall’inchiesta della Procura di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, per la quale è finito agli arresti domiciliari il trader ecuadoregno Edisson Jorge San Andres Solis e sono state emesse tre misure interdittive nei confronti di Andrea Vincenzo Tommasi, Georges Fares Khouzam e Daniela Rossana Guarnieri

“Dall’attività di intercettazione è emerso che Mario Benotti”, il giornalista Rai in aspettativa (nella foto) che è rimasto coinvolto nell’indagine, “dopo aver ampiamente lucrato illecitamente per i contratti di fornitura delle mascherine, non pago di quanto sino ad allora ottenuto, aveva intenzione di continuare a proporre ulteriori affari al commissario Domenico Arcuri” si legge nell’ordinanza del gip, Paolo Andrea Taviano.

LE INTERCETTAZIONI. La vicenda ruota attorno alla fornitura di 801 milioni di mascherine che lo Stato italiano ha acquistato a marzo scorso, nel pieno della prima ondata della pandemia, dalla Cina per oltre 1,2 miliardi di euro. Denaro ghiotto per il quale il gruppo si è messo in moto con gli intermediari che hanno sfruttato la conoscenza tra Benotti e il Commissario per ottenere il pagamento, dai fornitori cinesi, di provvigioni per 77 milioni di euro.

Un affare che, si legge nel provvedimento del gip, gli indagati erano pronti a bissare “commettendo illeciti analoghi”. Circostanza che, sempre secondo il gip, non si sarebbe ripetuta per via “del raffreddamento dei rapporti tra Benotti e Arcuri”. Ma ciò non avrebbe fatto desistere Solis dal suo intento di continuare a lucrare sulla pandemia. Per questo il trader, non sapendo di essere intercettato, chiede a un suo contatto: ‘’Tu sai come arrivare ad Arcuri? Io c’ho il numero di Arcuri, tutto’’.

Per i pm Solis intende trovare un sostituto del giornalista Rai “per proporre ulteriori affari’’ al Commissario. “In questo contesto Solis alletta questa persona con prospettive di lauti guadagni”, scrive il gip, raccontando che “c’è tanto capitale in Cina che tu guadagni un centesimo in tre miliardi di mascherine… al mese… mi hai capito? Tu c’hai un amico lì dentro e quell’amico serve’’. Poi, cercando di convincere l’interlocutore, insiste: ‘Tu sei bravo per arrivare a Arcuri… e lui conosce il nostro gruppo. Con il tuo amico Arcuri a occhi chiusi te compra”.

POLEMICHE STUCCHEVOLI. Eppure nonostante i pm hanno sottolineato che in questa storia il commissario Arcuri è parte lesa, c’è chi continua a pensarla diversamente. Fratelli d’Italia ieri è tornata all’attacco: “Abbiamo tempestato di interrogazioni il Governo sullo scandalo delle mascherine senza ricevere risposta e abbiamo proposto di istituire una commissione di inchiesta sugli approvvigionamenti di Arcuri”.

“Ora scopriamo che la Procura ha disposto arresti e interdittive nei confronti dei personaggi oggetto delle nostre interrogazioni” e che tutto, si legge nel comunicato, “ruota attorno al Commissario e ai rapporti con questi personaggi”, per questo “chiediamo che il Governo rimuova Arcuri”. Parole a cui ha risposto – indirettamente – la struttura commissariale precisando che ‘’la totalità dei dispositivi è stata acquistata e distribuita ai sensi della normativa vigente” e che “tutte le mascherine sono state sottoposte con esito favorevole a questa procedura come risulta dai relativi verbali di approvazione del Cts”.