Massoni e potere a braccetto. Fava: serve una stretta urgentissima. Un vizio che senza regole sta continuando incontrastato

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Lo stantio odore di massoneria? “È molto forte”, spiega senza mezzi termini Claudio Fava (Mdp): “La massoneria è presente nei circuiti del potere, è spesso la camera di compensazione dentro la quale possono saldarsi interessi diversi al riparo da sguardi indiscreti. La proposta di cui sono firmatario serve anche per spezzare certi legami”.

Ma serve davvero una legge? Se non c’è nulla da nascondere, rivelare la propria appartenenza a una loggia dovrebbe essere dettata dal buon senso, non crede?
Peccato non sia così. Perciò la proposta che abbiamo avanzato ha come scopo quello di rispondere allo spirito della Costituzione, provando a dare una forma più compiuta e puntuale, per esempio per ciò che riguarda i magistrati, a quanto è già nella giurisprudenza di Csm e Corte di Cassazione.

La proposta vieta alle toghe di appartenere ad associazioni massoniche, pena la decadenza dall’incarico.
Che i magistrati non possano aderire ad un’associazione segreta è scritto implicitamente negli articoli 101 e 104 della Carta. Avere un’autorità parallela a cui rispondere con doveri di obbedienza e di riservatezza, cioè la massoneria, non combacia con i doveri che la Costituzione attribuisce ai magistrati. Lo stesso discorso vale anche per i militari e le Forze di polizia, che devono rispondere solo alle leggi della Repubblica. Se e quando questo scenario dovesse manifestarsi, crediamo che sia meglio non lasciare il tutto all’interpretazione giurisprudenziale.

Continui.
Le inchieste in corso in diverse Procure italiane, per esempio Trapani, Palermo, Reggio Calabria, Catania e Napoli ci dicono anche dell’uso di alcuni segmenti della massoneria da parte della criminalità organizzata, con in ballo interessi comuni e garanzie di reciproca impunità. In due casi, Trapani e Palermo, addirittura, alcuni indagati erano stati messi a conoscenza delle indagini in corso da personale di polizia giudiziaria che era con loro in rapporti massonici. Questo fa capire come contesti di riservatezza e segretezza vadano regolamentati. E vietati a chi ha la responsabilità di alcune funzioni pubbliche.

La proposta di legge riguarda anche eletti e dipendenti pubblici.
Come parlamentare io devo dichiarare se acquisto una macchina, circostanza che non credo interessi granché agli elettori. Credo invece sia un loro diritto sapere se sono iscritto ad un’associazione massonica. La stessa cosa vale per dirigenti e dipendenti pubblici, la cui aderenza a una loggia rischia di creare una contraddizione di cui i cittadini devono essere messi al corrente.

I massoni sono sul piede di guerra. Bisi (Goi) ha parlato di un “intento persecutorio”. Cosa risponde?
Lo considero un atteggiamento infantile. Ci saremmo aspettati preoccupazioni altrettanto vibranti e rumorose quando al comune di Castelvetrano, sciolto per mafia, si è scoperto che la metà dei consiglieri comunali e della giunta erano iscritti alla massoneria. Non è una patologia sulla quale indagare nell’interesse della stessa massoneria?

Veniamo proprio alla questione mafia-massoneria. Lei l’ha descritta come “un punto importante di debolezza dello Stato”. Non si è fatto abbastanza, complici pezzo dello Stato deviati?
È indubbio che un pezzo della massoneria deviata, sfuggita al controllo delle sue “obbedienze”, ha avuto un ruolo perverso nella recente storia repubblicana. Un esempio? Quando nel ’79 fu ucciso a Palermo il capo della squadra mobile, Boris Giuliano, dal Viminale furono mandati come questore e come suo successore due signori che smantellarono immediatamente tutto l’impianto investigativo di Giuliano che riguardava le collusioni tra sistema bancario e mafia. Due anni dopo si scoprì che entrambi erano iscritti alla P2. Non credo sia stata una coincidenza, così come non credo che oggi chi ha certi interessi si iscriva a una loggia solo perché la considera luogo di discussione filosofica.

Twitter: @GiorgioVelardi

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