Mastella è perdonato. Ora nel Pd si storce il naso per l’aiutino di Verdini. Giachetti ricorda a Bersani tutti i personaggi discutibili che hanno pascolato nel giardino di Sinistra

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“E l’è normale…”. Ecco, se chiedete a Verdini, Denis Verdini da Fivizzano, comune dell’alta Toscana che guarda con rispetto la Versilia, della polemica scoppiata fra Roberto Giachetti e Pier Luigi Bersani su gli alleati, e aderenti al Pd, considerati impresentabili quasi sicuramente vi risponderà in quel modo: “l’è normale”. Ed una battuta, quella di Denis, che condensa tutta la sua filosofia. In politica non esistono duri e puri, belli o brutti, bravi e buoni, esistono sono le opportunità. E per il premier Matteo Renzi, molto avvezzo a questa filosofia, Denis è un’opportunità. Anzi una risorsa, da sfruttare,  e  magari anche solo usare, per arrivare da A a B. In fondo i due si  conoscono da anni, e da anni trattano ( magari tramano anche) ma “l’è normale”, soprattutto in questa politica. Ciò che diventa anormale, arrivati a questo punto, è il malpancismo della minoranza Pd, delle cosiddette anime belle di una sinistra che è solo sinistra, nel senso di triste, che non ha avuto da ridire quando c’erano da salvare gli indagati dell’Ncd o quando nel partito, e nella coalizione,  c’erano impresentabile e indagati. Perché ci sono stati, “l’è normale….”. Ecco perché la polemica su Denis, alla fine è solo surreale. Anzi,  lo è il botta e risposta tutto interno al Pd, tra renziani e minoranza, sul rapporto tra i dem e Denis Verdini alla luce dell’iter delle riforme al Senato. La cronaca dei fatti rende l’idea, Ad accendere la miccia è il vice presidente della Camera, Roberto Giachetti, che si scatena sui social: “Bersani ricordi che nel nostro giardino hanno pascolato da Di Pietro a Mastella”, scrive l’esponente del Pd, riprendendo le ultime valutazioni critiche dell’ex segretario sul “soccorso” di Verdini sulle riforme. La replica della minoranza dem, su Facebook, è affidata a Danilo Leva: “Certo che assistere alla difesa d’ufficio di Verdini da parte del vice presidente della Camera Giachetti è davvero triste. Non è questo il verso del Pd”, scrive il deputato. Già, qual è allora? Quello che non si stupisce della circumnavigazione dell’universo da parte del Nuovo Centrodestra? O quello che si è turato il naso quando era in auge il patto del Nazareno? Quale di questi è il vero Pd? Verdini, sino a quando resterà in parlamento, dato che pesano sull’ex uomo dei numeri di Silvio Berlusconi vari processi, è un voto e chi sta con lui sono voti. Dunque uno con cui trattare. I compagni di avventura scomodi, a volte, sono necessari. In fondo “L’è normale”. Anche perché  a palazzo Madama non si arresta la strategia espansiva dell’ultimo nato fra i gruppi: l’Ala di Denis Verdini, che ieri ha compiuto due mesi dalla costituzione formale, continua a tessere la sua tela. Nel mirino dei verdiniani oltre a qualche  altro senatore forzista (almeno altri due o tre), ci sarebbero i senatori del Nuovo centrodestra interessati a restare nell’orbita governativa ma fuori dalla giurisdizione di Angelino Alfano.  E anche questo “l’è normale…”.