I materiali edili diventano carissimi. E arriva l’Antitrust. Il Superbonus spinge il settore. Ma dietro c’è anche la speculazione

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L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha acceso un faro per avviare una verifica sugli aumenti dei prezzi nel settore dei materiali edili. L’Antitrust ha infatti assegnato a un funzionario il fascicolo relativo agli aumenti dei prezzi a seguito di una segnalazione del senatore ex M5S, Elio Lannutti. Da questo potrebbe o meno partire un’istruttoria. Sulla questione del rincaro delle materie prime è intervenuto pure il numero uno dell’Ance. È urgente una norma sul ‘caro materiali’, da fare adesso. Altrimenti questi rincari eccezionali possono mettere a rischio gli interventi previsti dal Recovery, ha detto Gabriele Buia.

“Abbiamo chiesto al governo di intervenire – aggiunge Buia, riferendosi anche ai contratti in essere – con una forma in grado di dare ristoro nel caso ci siano oscillazioni superiori all’8%, e se queste dovessero essere in negativo sarà l’impresa a restituire. E’ doveroso che il governo metta un occhio”. L’aumento dei prezzi dei materiali nel settore dell’edilizia è una conseguenza del superbonus, sostiene il Codacons, che attende che sul caso si attivi anche la Procura di Roma, dove l’associazione ha presentato un esposto per il reato di rialzo fraudolento dei prezzi.

“Con il superbonus – insiste – il prezzo di un noleggio dei ponteggi è raddoppiato negli ultimi mesi e anche i prezzi delle materie prime necessarie per realizzare opere di efficientamento energetico stanno salendo. Basti pensare all’aumento vertiginoso del costo dell’acciaio (+130% nell’arco di pochissimi mesi), così come del legno (+100%), delle materie plastiche e di tutti i prodotti collegati all’isolamento termico e, quindi, al superbonus”. Ma la misura messa in campo dal M5S continua a mettere le ali al settore. Dai dati Ance emerge che gli interventi legati al superbonus risultano 18.560 per un ammontare di 2,5 miliardi, in base agli ultimi dati al 3 giugno. Rispetto al 17 maggio c’è stato un aumento del 28,4% per numero di interventi (erano 14.450) e del 35,5% per gli importi (erano 1,8 miliardi).

“Per consentire al superbonus di essere pienamente efficace – viene spiegato dall’Ance – occorre necessariamente prevedere un provvedimento di proroga immediata almeno fino al 2023. In caso contrario a breve cominceranno a bloccarsi le nuove iniziative perché non si potrà garantire, in alcun modo, la conclusione degli interventi”. Secondo Buia una proroga “avrebbe anche un’azione ‘calmierante’, perché oggi c’è la corsa e si crea un collo di bottiglia”. “Senza una proroga – sostiene il centro studi dell’Ance – è difficile anche prevedere un efficace coinvolgimento del settore bancario nel ruolo di acquirente dei crediti fiscali e soggetto finanziatore delle iniziative. Un tempo più lungo agevolerebbe i produttori ad aumentare la propria offerta e sarebbe sufficiente ad ammortizzare gli investimenti necessari per tale incremento produttivo”.

Per una proroga, almeno a fine 2023, è schierato tutto il M5S (leggi l’articolo). La proroga sarebbe, peraltro, una via efficace per contenere il caro prezzi. E’ quanto sostengono i deputati pentastellati, Patrizia Terzoni, Riccardo Fraccaro e Luca Sut. “Una serie di dinamiche internazionali – argomentano – sta determinando rincari molto significativi sulle materie prime, con inevitabili ripercussioni anche sul settore delle costruzioni. La proroga servirebbe anche a garantire tempi più lunghi e a contribuire a ridurre l’aumento dei prezzi”. E ancora: “Sul fronte dei rincari in Parlamento ci siamo rivolti sia al ministero delle Infrastrutture che a quello dello Sviluppo economico per sollecitare un intervento deciso da parte del governo. Non sfruttare tutti i possibili vantaggi del Superbonus sarebbe un grave errore”, concludono i grillini.