Matteo, Angela

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di Gaetano Pedullà

Cronaca (non autorizzata) della visita di Obama a Roma. Primo punto sull’agenda: crisi o non crisi i caccia F35 ce li dobbiamo comprare. Risposta di Napolitano: yes, we can. Secondo punto: la Russia si sta mettendo contro mezzo mondo per annettersi la Crimea. Gas o non gas, l’Italia da che parte sta? Risposta di Renzi: con gli Usa, senza se e senza ma. Terzo punto (da buon venditore): che osso darci in cambio di tanta lealtà? È ancora presto per decidere, ma la presidenza della Nato per il disoccupato Enrico Letta si può fare. Tra sorrisi, generiche dichiarazioni di sostegno alle riforme di Palazzo Chigi, l’altro elenco della spesa da portare al Papa e un po’ di turismo al Colosseo, la giornata di Obama è andata meglio delle attese. Ma in fin dei conti, se i fondi Usa che arrivano in Italia (e adesso pure quelli cinesi) si prendono per due dollari metà della nostra Borsa, un Presidente degli Stati Uniti può ottenere meno? Dunque, oltre all’en plein su tutti i punti in agenda, il capo della Casa Bianca si è trovato un bonus in più. L’Europa, e la Germania dietro le quinte, continua a dire no a tutte le nostre richieste di concessioni economiche. Niente deroghe sul tetto del deficit, niente riduzione dei vincoli, niente sconti persino sulle coperture necessarie per far partire la manovra appena annunciata da Renzi. Ora, nei nuovi equilibri geopolitici (ed economici) disegnati da Putin, Obama rischia di trovarsi sempre meno in sintonia anche con la Merkel. Quale occasione migliore, quindi, per proporsi a Roma come partner preferenziale, offrendoci la possibilità di far capire a Berlino che l’Italia si rispetta o può trovarsi nuove grandi sponde? Questa Europa avida, burocratica e poco amata è avvisata.