Matteo benedice Letta

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di Alessandro Ciancio

Da sempre le rivoluzioni vivono (anche) attraverso piccoli gesti simbolici. Lo sa bene Matteo Renzi, che sta passando in queste ore dall’esaltante poesia delle primarie alla difficile prosa del governo del partito (in attesa, forse, di governare il Paese). A fare notizia non è quindi soltanto la decisione di confermarsi assiduo pendolare tra Firenze e una Capitale di cui diffida ma anche il ritmo sincopato che ha voluto immediatamente imprimere all’attività di partito: addio riunioni serali, maratone notturne, sofferti vertici nelle ore piccole, tra fumo e alcool. D’ora in poi in casa Pd le segreterie, le direzioni e i vertici per decidere su agende, riforme e alleanze si terranno dalle 7.30 alle 9 del mattino, certamente con il supporto di ettolitri di caffè. Cercando così di rivoluzionare vita e abitudini di un apparato di partito anchilosato, che appare ancora tramortito dal plebiscito popolare che il sindaco di Firenze ha strappato ai gazebo.

Avviso agli alleati
Passando in rassegna le sue truppe parlamentari, Renzi in serata ha voluto comunque mandare messaggi rassicuranti all’esecutivo Letta, che oggi chiederà nuovamente la fiducia alle Camere dopo il passaggio di Forza Italia all’opposizione. «Abbiamo davanti un anno di lavoro serrato» ha detto. «Enrico ci ha chiesto, e io sono d’accordo, di fare un patto di coalizione subito dopo la legge di stabilità. Nel 2015 vedremo come stiamo». Parole che devono aver rassicurato parecchi parlamentari dem, timorosi di un rapido (ed esiziale) ritorno alle urne. Renzi ha cercato di guadagnarsi la loro fiducia, provando a galvanizzarli: «In questa sala ci sono 400 persone che possono essere decisive per portare l’Italia fuori dalla crisi. Non mi sono candidato per creare problemi al governo ma per aiutare. Dobbiamo garantire il bipolarismo e la stabilità di governo. Ci sono più modelli, vanno bene se raggiungono obiettivi. Se tra di noi c’è chi sogna soluzioni inciuciste deve rassegnarsi. Soluzioni neo inciuciste o neo proporzionaliste sono state bocciate dalle primarie. Ora – ha precisato – il Pd è la stragrande maggioranza della maggioranza, la palla ce l’abbiamo noi». Per il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e degli altri quattro ministri ex Pdl non si annunciano giorni facili: «I nostri alleati non solo non hanno potere contrattuale degno di questo nome, ma temono di tornare alle urne». Non si facciano quindi alcuna illusione su una vagheggiata golden share nella maggioranza.

Un accordo per durare
«Letta – dice il sindaco – è il premier del Paese e deve fare in un anno le cose che ci siamo detti». Ha quindi una grande occasione ma deve imprimere una svolta di concretezza alla sua azione a partire dalle riforme». Per questo il Pd è pronto a rinnovargli la fiducia su un discorso che darà un programma generale che «deve diventare concreto in un mese» con delle scadenze precise. Renzi spiega che Letta l’ha chiamato ‘patto di coalizione per il 2014’ e gli ha chiesto di sigillarlo dopo la legge di stabilità. Su quell’accordo il neo-leader invita tutti a lavorare. «Domenica in assemblea – sottolinea – porterò un documento a cui vi chiedo di dare una mano, da far accettare agli altri partiti della coalizione». All’iniziativa parlamentare, ribadisce infine, spetta il dibattito della riforma della legge elettorale che va realizzata entro il 25 maggio, insieme ad almeno un primo voto sulle riforme costituzionali, dialogando anche con l’opposizione. Se c’è la volontà politica l’intesa si fa «in 20 giorni». Servono poi interventi per dare occupazione e misure per aiutare le aziende, perché questo, ribadisce, significa essere veramente di sinistra. E qui arriva la stoccata al ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni: «Brinda perché da meno 0,1 siamo passati a crescita zero? Non voglio fare battute ma è singolare…».
Ecco, a queste singolarità il governo dovrà presto rinunciare: da domani la musica cambia e non saranno più soltanto Napolitano e Letta a suonarla.

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