Matteo Renzi chiede asilo politico al Pd. E boccia Letta premier

La popolarità di Matteo Renzi, non è una sorpresa, è tutt’altro che fiorente. Girano sondaggi che lo danno al 2%

Italia Viva bolle. Matteo Renzi che fino a qualche minuto prima della caduta del governo Draghi si aggirava con il mento all’insù per i corridoi del Parlamento convinto di tenere il boccino in mano ora annaspa alla ricerca di un pertugio.

ASSEMBLEA NAZIONALE ITALIA VIVA

Italia Viva bolle. Matteo Renzi annaspa alla ricerca di un pertugio

La “comunità di Italia Viva” intanto graficamente si scioglie nel nuovo logo di partito dove campeggia il nome del senatore fiorentino, a riprova che quel progetto politico può provare a rientrare in Parlamento solo grazie alla popolarità del suo padrone.

Ma la popolarità di Renzi, non è una sorpresa, è tutt’altro che fiorente. Negli uffici del Partito democratico girano sondaggi che indicano Renzi come portatore forse di un 2%, accettandolo nel “campo largo” che ha in mente Letta, ma peserebbero almeno un 4% gli elettori che si perderebbero. Il saldo è negativo.

Renzi dal canto suo prova a buttarla sul piano emozionale parlando di “astio” di Enrico Letta nei suoi confronti. È il suo solito trucco – che non funziona da tempo – di confondere il piano umano e il piano politico secondo la convenienza: Renzi che spara cannonate contro Conte e il Pd per tutti questi mesi dovrebbe essere un’arguta analisi politica, il Partito democratico che non vuole allearsi con lui invece dovrebbe essere isteria.

Non viene sfiorato nemmeno dall’idea che la sua continua delegittimazione di Letta (e del Pd), il suo continuo fare sponda alla destra, le sue continue offese agli elettori dei democratici e il suo avere fatto cadere un governo (il Conte 2) sostenuto anche da chi ora dovrebbe accoglierlo a braccia aperte, possano essere motivi più che sufficienti per accompagnarlo gentilmente alla porta.

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Certo gli brucia, eccome se gli brucia, assistere all’ingresso nel “campo largo” di Carlo Calenda con tutta la sua truppa di fuoriusciti berlusconiani (Brunetta e Gelmini novelli progressisti, una vera e propria distopia) mentre il suo partito galleggia intorno a un malinconico 1,8% nell’ultimo sondaggio di Youtrend per Sky Tg24.

A questo aggiungeteci che il partito di Luigi Di Maio (che probabilmente non esisterà mai, con l’ex ministro inghiottito nella lista di Letta) è dato al 2,6%: il “capolavoro politico” di Renzi sta tutto qui. Il suo “sono pronto a correre da solo” risuona come quei ragazzini che interrompono la partita urlando “il pallone è mio”, inconsapevoli che un pallone in giro lo si trova comunque.

Ma poiché Renzi non riesce a sfuggire alla sua natura nell’intervista al Corriere della Sera riesce ancora una volta a offendere Letta e i suoi e prova l’ennesima mossa del cavallo (perdente) proponendo Stefano Bonaccini come candidato alla Presidenza del Consiglio.

“Letta – dice Renzi – è il segretario del Pd: decida lui. Fossi al suo posto sceglierei uno bravo a vincere elezioni che sembravano già perse: Bonaccini. Ha preso il voto dei moderati e quello degli estremisti di sinistra e ha fermato Salvini nel momento in cui sembrava impossibile. Bonaccini ha fatto meno campagne elettorali di Letta, ma ne ha vinte qualcuna in più”. Non male provare a farsi aprire la porta dal Pd sputandogli sul campanello.

Ma non è finita qui. Mentre Bonaccini si ringalluzzisce per essere diventato una notizia – anche lui non riesce a dissimulare quanto si piaccia – Matteo Renzi cambia idea e dice di voler “riportare Draghi a Palazzo Chigi”. Stava scherzando. O forse – preoccupato com’è di piacere al Pd – prova a scimmiottare Calenda per ottenere la stessa benevolenza. Renzi continua a non capire che Calenda ha una caratteristica di cui lui è sprovvisto: i voti. E i voti in campagna elettorale contano, eccome, più di qualsiasi narcisistica narrazione di sé stessi.

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