Matteo va in tv e recita la parte dell’indignato

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Alessandro Ciancio

E’ un Matteo Renzi all’attacco – sempre e soprattutto dei Dem e curiosamente meno del governo, quello che si è presentato ieri come ospite d’onore (e futuro padrone del Pd) alla trasmissione di Santoro ‘Servizio Pubblico’ su La7. Il sindaco di Firenze è giunto negli studi al termine di una giornata romana che lo ha visto, tra l’altro, in visita al presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici proprio il giorno dopo il contestato paragone di Silvio Berlusconi tra i suoi figli e gli ebrei deportati. Le sue accuse non sono andate però al Cav ma a un membro del governo Letta: “Il ministro Cancellieri avrebbe fatto un favore al Paese se si fosse dimessa e sei io fossi stato il segretario del Pd non l’avrei difesa” ha scandito con durezza. Non si può far passare, ha detto citando in particolare la telefonata del Guardasigilli a Gabriella Fragni (compagna dell’appena arrestato Salbvatore Ligresti), l’idea di una politica “succube degli ‘amici degli amici’. Il Pd – ha aggiunto – deve fare una solenne promessa che di fronte alle regole del mondo dell’economia la politica non è più succube agli interessi delle famiglie e degli amici degli amici”. Un Pd che, attacca, non può essere “subalterno ai giochi economici” e deve quindi “dimostrare gli attributi”. Lo deve fare, dice Renzi, confermando in qualche modo il ‘patto’ sulle riforme già avanzato al governo alla Leopolda. Il rottamatore guarda anche ad un partito più presente sul territorio. Per questo motivo, ha garantito che, se diventerà segretario, il primo suo atto sarà quello di andare nella terra dei fuochi, vicino agli amministratori locali e alla gente. Le elezioni anticipate, prosegue, “non sarebbero una catastrofe ma non credo che ci saranno”. Ma a questo punto bisogna incalzare il governo, ‘costringerlo’ a fare le riforme, in primis la legge elettorale sul modello dei sindaci. “Il 2014 è l’anno in cui capiamo se in Parlamento c’è il bluff: si è parlato per anni di riforme, il Pd ha una maggioranza schiacciante alla Camera e relativa al Senato: se ha gli attributi in questo 2014 pressi la maggioranza parlamentare per vedere se le cose si fanno o no”, tanto più in un momento in cui il Pdl “è in difficoltà e si sta sfaldando”.