Maxifrode sui fondi europei in Puglia. Mazzetta del 3 per cento sul valore di ogni pratica. I Pm: “Tangenti per falsificare le istanze delle aziende”

Puglia fondi europei Guardia di Finanza
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Dopo una lunga battaglia in Europa per ottenere risorse importanti con il Recovery Fund e mentre l’Italia attende quel denaro per poter far ripartire l’economia messa al tappeto dal Covid, dalla Puglia arriva l’ennesimo illecito sui fondi europei. Una storiaccia di tangenti che fa male al Paese e che contribuisce a minarne la credibilità all’interno dell’Ue. Una vicenda emersa in un’inchiesta della Procura di Bari che conta 21 indagati e che ha portato ieri la Guardia di finanza ad eseguire sei arresti.

IL CASO. Un funzionario regionale in servizio nella sezione di Foggia del Dipartimento Agricoltura, Lorenzo Mazzini, ora messo ieri in carcere, è stato intercettato mentre diceva: “Se non pagano, le pratiche le prendo e le faccio saltare. O cacci quello che devi cacciare, se no tu zumpi, a pratica ta faccio zumpà”. Per gli inquirenti ha preso tangenti per falsificare le istanze di accesso ai fondi europei del Psr e garantire a imprenditori agricoli del foggiano di ottenere in maniera indebita aiuti economici per oltre 2,7 milioni di euro, fondi che dovevano essere destinati al ripristino delle foreste danneggiate dagli incendi.

Mazzini e il collega Giuseppe Vacca, di Bari, indagato a piede libero essendo ormai in pensione, per gli investigatori avrebbero ricevuto mazzette esattamente per complessivi 110mila euro, pari a circa il 3% del valore di ogni istanza, agevolando 26 pratiche di finanziamenti. “Blocca tutto. Falli morire”, avrebbe detto Vacca a Mazzini dopo aver saputo che un agronomo “si ostinava a non volergli corrispondere soldi per le pratiche”.

Degli altri 19 indagati, cinque sono stati messi agli arresti domiciliari. Si tratta di quattro imprenditori e del consulente agronomo Antonio Simone, tutti della zona di Foggia. A quattro aziende agricole sono stati poi sequestrati dagli investigatori beni per circa 2 milioni di euro, equivalenti alla presunta truffa. Le accuse per gli indagati sono, a vario titolo, quelle di tentata concussione, corruzione, truffa aggravata e falso.

Un dirigente regionale, Domenico Campanile, è inoltre accusato di favoreggiamento, omessa denuncia e rivelazione del segreto, perché, dopo aver ricevuto la segnalazione delle richieste di denaro che i due funzionari, suoi sottoposti, facevano ai tecnici, avrebbe taciuto la cosa e li avrebbe pure informati. L’inchiesta del pm Michele Ruggiero, portata avanti dalle Fiamme gialle, è scattata dopo la denuncia del consulente di una azienda agricola foggiana, che riferiva di aver ricevuto da un funzionario regionale una richiesta di denaro, “500 euro per ungere le ruote”, per risolvere “problematiche” relative alla documentazione presentata per ottenere i fondi del Psr.

Gli investigatori sono pian piano riusciti a ricostruire quello che il gip, disponendo le misure cautelari, ha definito un “comitato d’affari composto da funzionari regionali, imprenditori agricoli e consulenti agronomi di loro fiducia, che aveva come obiettivo l’illecito conseguimento degli aiuti economici erogati dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione Puglia per gli interventi forestali”.

E non si tratta solo di denaro. Le mazzette sarebbero consistite anche in regali fatti ai funzionati corrotti, come confezioni di generi alimentari con olio, formaggi e salumi. Da un agronomo uno dei due funzionari regionali si sarebbe poi fatto pagare anche il conto del ristorante per lui e tutta la famiglia durante una vacanza sul Gargano. A confermare l’ipotesi sempre delle mazzette sono poi stati dei pizzini sequestrati a casa di Mazzini.

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