Meglio l’unione del centrodestra che le unioni civili, Marchini non vuole riconoscere le coppie gay a Roma

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Un Alfio Marchini sempre meno disposto ad aperture di credito sui diritti civili. E per questo decisamente contrario al riconoscimento delle coppie gay. Così ha reso felice il Ncd di Angelino Alfano, una gran parte di Forza Italia e la destra di Francesco Storace, annunciando il suo “no” alla legge che alla Camera è in dirittura d’arrivo. “Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili. Rispetto tutti. Ma non è compito del sindaco fare queste cose per cui non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni”, ha affermato l’imprenditore nel corso di un forum organizzato dall’Ansa. Le parole fanno il paio con quanto disse nel 2014, quando l’allora primo cittadino Ignazio Marino trascrisse le unioni gay al Campidoglio: “È stata una spettacolarizzazione inutile e dannosa anche per chi combatte la battaglia per i propri diritti civili”, sentenziò l’imprenditore.

L’affondo anti-Raggi
Ma il candidato per il Campidoglio è andato anche oltre a quelle che sono le sue intenzioni sulle coppie omosessuali. E ha preso di mira la favorita alla vittoria delle elezioni a Roma, la 5 Stelle Virginia Raggi. Accusandola di scarso rispetto verso gli elettori. “È indegno che sfugga ad ogni tipo di confronto. Pensate cosa succederebbe se fossimo in America e una candidata sfuggisse così:  è una mancanza di rispetto verso i cittadini” Marchini ha quindi ripreso uno dei suoi leimotiv per criticare Raggi: “Andare in tv a recitare a parte che ti scrivono a Milano non è una roba seria. I romani non vogliono una presentatrice televisiva ma un sindaco”. Che ha ironizzato anche sul programma dei pentastellati: “Prima non abbassa le tasse, poi le abbassa. Dice Olimpiadi no, poi Olimpiadi sì. Parla di teleferiche perché forse pensa ci siano le Olimpiadi invernali”. La sintesi dell’affondo è tutto in una frase: “Quando parla a ruota libera dice un sacco di fesserie”.

Marchini per Roma
L’imprenditore ha raccontato che per la Capitale vuole seguire il modello Berlino, chiedendo un rafforzamento dei poteri conferiti al sindaco. “Il mio modello è Berlino, dove chi governa ha poteri che il sindaco di Roma non ha”. Per arrivare a questro obiettivo, però, è necessario un intervento legislativo del Parlamento. Perché nemmeno l’istituzione delle città metropoliane basta: “È una riforma a metà, non dà risposte alle grandi città”. “Serve per Roma – ha proseguito – la stessa attenzione che il Governo ha avuto per la riforma dell’assetto costituzionale. Roma merita che si possa recuperare il gap accumulato in questi anni. Anche i Municipi attuali vanno rivisti, erano nati in funzione elettorale ma sono troppo grandi, non hanno vere deleghe, riuniscono quartieri troppo diversi. Va pensata invece una nuova organizzazione che aggreghi realtà sociali ed economiche omogenee”.