Meloni e il selfie col mafioso (ora pentito), la premier: “Mio impegno contro ogni mafia è cristallino”. Ma per Report i dirigenti lombardi di FdI sapevano benissimo chi fosse Gioacchino Amico

Per Report Amico era assai conosciuto in FdI e aveva avuto rapporti anche con Grande Nord. Oggi è il grande pentito dell'inchiesta Hydra

Meloni e il selfie col mafioso (ora pentito), la premier: “Mio impegno contro ogni mafia è cristallino”. Ma per Report i dirigenti lombardi di FdI sapevano benissimo chi fosse Gioacchino Amico

“Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con Il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento”. Così ieri Giorgia Meloni ha risposto alle polemiche suscitate dalla diffusione di una foto che la ritraeva accanto al presunto referente del clan senese in Lombardia, ora collaboratore di giustizia, Gioacchino Amico.

Mostrano “una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni”, ha tuonato la premier.

Meloni e Amico insieme al Marriot nel 2019

A diffondere l’immagine, la trasmissione Report, che spiega come essa risalga al 2 febbraio 2019, quando all’Hotel Marriott di Milano “si celebrava la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell’anno”. Tra militanti e dirigenti in sala ad accogliere la futura presidente del Consiglio – scrive il giornalista di Report, Giorgio Mottola, su Il Fatto – “c’era, in prima fila, anche Amico, referente del clan Senese in Lombardia”. “Che ci fa Meloni in foto con il referente del clan Senese in Lombardia?” chiede la trasmissione.

Il giorno del selfie con Meloni – precisa Report – Amico non era stato ancora indagato per mafia, ma aveva già ricevuto una condanna definitiva per ricettazione ed era stato arrestato per truffa e associazione a delinquere. Tuttavia Amico non è uno qualunque. Oggi è uno dei principali imputati nel processo Hydra di Milano e le intercettazioni lo indicano come uno dei personaggi cruciali del consorzio mafioso lombardo.

Amico, luogotenente di Michele Senese, il clan per il quale Caroccia (caso Delmastro) faceva il prestanome

Siciliano di nascita, Amico ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o Pazzo, il capomafia più potente della capitale. Lo stesso per i quali, secondo la Dda di Roma, faceva da prestanome l’attuale recluso, Mauro Caroccia, padre della socia in affari dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro (FdI), nella srl “Le Cinque Forchette”.

Sotto la lente dei magistrati milanesi, l’attività e i contatti (mafiosi ma anche politici) lombardi di Amico. A quella manifestazione di partito del 2019, Amico – per Report – non era un ‘imbucato’: alcuni dei dirigenti apicali di Fratelli d’Italia sapevano bene chi fosse. Nell’informativa dell’inchiesta Hydra del 2023, sono annotati i nomi di una quindicina di politici locali e nazionali, in alcuni casi ancora in carica, tutti del centrodestra. In “rapporti con Amico”, si legge nell’informativa, ci sarebbero state Paola Frassinetti e Carmela Bucalo (entrambe di FdI, non indagate).

Un tesserino per entrare liberamente alla Camera

Grazie ai contatti del loro entourage, avrebbero incontrato Amico a Roma. Particolare assai grave, secondo Report, durante quella visita romana Amico sarebbe entrato alla Camera senza farsi identificare. Il pentito sostiene infatti di aver avuto a sua disposizione un tesserino che gli consentiva di uscire ed entrare in Parlamento a proprio piacimento. Notizia smentita ieri da Frassinetti. La Camera dei deputati ha inoltre fatto sapere che ad Amico  “non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente”. Report ha replicato di non aver mai parlato di “pass permanente” a suo nome, “ma del fatto che avesse accesso libero a piacimento in una sede istituzionale”.

La rete di rapporti con i politici lombardi

Sempre secondo l’informativa, in “rapporti” con Amico, ci sarebbe stata (non indagata) anche Monica Rizzi, che lo volle a un congresso di Grande Nord, dove Amico portò il big di FdI, Carlo Fidanza. “Dopo quel congresso, non abbiamo mai più visto né sentito Amico – ha chiarito Rizzi -. Gli avevamo dato credito perché aveva portato al nostro evento un esponente di FdI come Fidanza, ma poi abbiamo capito che era un po’ un balordo e non affidabile, anche se non pensavamo a uno scenario del genere”. Inoltre Amico ha raccontato di essere stato coordinatore a Canicattì, comune della Sicilia, per il ‘Movimento Fare’, fondato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi.

Oltre a lui, nell’informativa emergono anche i contatti di Paolo Errante Parrino, referente della mafia trapanese, cugino di Messina Denaro, con Giovanni Sparacia, fondatore e promotore di un club di FI di Gallarate, Comune del Varesotto di cui è stato ex assessore e per il quale si è candidato nell’ottobre 2021 nella lista ‘Forza Italia – Berlusconi Presidente’. E poi con Cesare Francesco Nai, dal 2017 sindaco di Abbiategrasso (Mi), e con i suoi assessore e consigliere Flavio Lovati e Francesco Chillico. Giancarlo Vestiti, altro luogotenente del clan Senese, avrebbe avuto “rapporti” con l’avvocato “collegato al gruppo parlamentare Fratelli d’Italia” Mario Silvio Claudio Marino, anche lui estraneo all’indagine, con l’ex sindaco di Cologno Monzese, Angelo Rocchi, di area Lega (non indagato). Tra gli altri nomi di politici riportati nell’atto c’è pure Giuseppe Cesare Donina, ex deputato leghista (non indagato).

Conte a Meloni: “Basta vittimismo, ora chiarisci”

È alla luce di tutto ciò che ieri il presidente M5S, Giuseppe Conte, rivolgendosi a Meloni in un video ha dichiarato:  “Gli italiani sono stanchi, la legislatura sta per scadere: basta con le promesse ‘faremo’, ‘diremo’, vogliono fatti concreti. E soprattutto basta, Meloni, a rifugiarti nel tuo vittimismo, entra nel merito. Chiarisci i rapporti degli esponenti del clan Senese e dei loro prestanome con il tuo partito Fratelli d’Italia. È questo il punto, non ci girare intorno”.