Meloni senza pudore. L’attacco squadrista alla sede della Cgil è opera dei suoi ex camerati. Parla il politologo Marco Revelli: “Sovranisti contigui ai neofascisti”

Meloni Revelli
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Professore Marco Revelli, politologo e ordinario all’Università del Piemonte Orientale, Giorgia Meloni ha duramente attaccato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, sui disordini di Roma di sabato scorso (leggi l’articolo). “Sapeva e non ha fatto nulla, è strategia della tensione”, ha detto. Che ne pensa?
“Ha una bella faccia di bronzo la Meloni perché quelli che hanno guidato quella ignobile azione squadristica contro la Cgil erano suoi ex camerati. Quanto meno alcuni di loro avevano militato almeno per un periodo nel suo partito. In molti comizi di FdI erano presenti bandiere di Forza Nuova. Che ora giri la frittata e attacchi Luciana Lamorgese è operazione a mio avviso indecente. La verità è che è in atto un tentativo di depistare l’indignazione giusta nei confronti della destra radicale che costituisce un buon pezzo di elettorato di Fdi e anche della Lega”.

Lamorgese ha detto che arrestare Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova, in quella piazza sabato avrebbe comportato rischi per l’ordine pubblico. Ha responsabilità il ministro dell’Interno in quello che è successo?
“Prendersela col ministro è strumentale. Quello che è successo non ha a che fare con la Lamorgese ma chiama in causa le responsabilità del servizio di ordine pubblico. Ovvero chi era responsabile della gestione di quella piazza: il questore, il prefetto, i funzionari presenti sul terreno. Castellino ha chiuso i suoi interventi da quel palco urlando più volte ‘andiamo a prenderci la Cgil’. E la Cgil non è stata messa al sicuro nonostante il tempo ci fosse prima che gli squadristi raggiungessero la sede di Corso d’Italia. Qualcosa nel dispositivo di sicurezza non ha funzionato”.

Che effetto fa sentire la Meloni evocare la strategia della tensione?
“Evocare la strategia delle tensione da parte della Meloni fa indignare. Perché la destra estrema radicale, compreso un bel pezzo del Movimento sociale italiano, è stato protagonista di quella stagione e di quella strategia. Evocare la strategia della tensione non significa niente. Abbiamo assistito a una strategia criminale da parte di un’organizzazione neofascista che ha egemonizzato una piazza.Castellino non doveva arrivare su quel palco: è un pluricondannato per reati gravi, non poteva partecipare a manifestazioni pubbliche. Avrebbe dovuto essere fermato prima di immergersi in quella folla. E non ci sarebbero stati problemi di ordine pubblico”.

Nulla da ridire allora sul numero uno del Viminale?
“Condivido la strategia degli ultimi tempi del Viminale sul contenimento e non la repressione violenta delle manifestazioni. L’alternativa non può essere Genova 2001 con le prove di forza muscolari. Ma un conto è il contenimento flessibile un altro è lasciare sguarnita una sede sensibile come la Cgil e lasciare che gruppi di squadristi attraversino la città per assaltarla. Qualcosa non ha funzionato, ripeto, non nella strategia del ministro ma nella gestione di quella piazza”.

La Meloni ha cercato di prendere le distanze dalle formazioni di estrema destra dicendo di essere lontana da Forza Nuova e da qualsiasi movimento sovversivo.
“La verità è che la Meloni ha detto queste cose tirata per i capelli dalle notizie ignobili di sabato e dall’inchiesta di Fanpage. I fatti dimostrano che c’è stata una forte contiguità per anni e anni tra il suo partito e quelle formazioni di estrema destra. Del resto val la pena di ricordare che la Meloni ha arringato il popolo di Vox che è un’organizzazione non solo filofranchista ma di derivazione falangista. La falange era la componente fascista militante del franchismo. Occorre dire di più?”