Meloni si auto-condanna: l’amicizia con Trump le costa cara

Il New York Times analizza le difficoltà di Giorgia Meloni, sostenendo che la presidente del Consiglio paghi anche l'amicizia con Trump.

Meloni si auto-condanna: l’amicizia con Trump le costa cara

Ha fatto di tutto per apparire come la miglior alleata di Donald Trump. Per poter rivendicare la sua posizione privilegiata quando c’era da trattare con il presidente Usa, anche se evidentemente a poco è servito se vediamo come è andata su diversi dossier come quello del 5% in spese militari o dei dazi. Ma ora, probabilmente, Giorgia Meloni si sta pentendo di aver mostrano in ogni modo, pubblicamente, la sua vicinanza a Trump.

Un’opinione pubblicata sul New York Times evidenzia come la presidente del Consiglio stia pagando l’amicizia con il presidente degli Stati Uniti. Un’amicizia che, indirettamente, potrebbe aver influito anche sulla sconfitta al referendum sulla giustizia, che ha bocciato la riforma del governo e del ministro Carlo Nordio. Perché, in effetti, a pesare è stata probabilmente anche la guerra in Iran, con le conseguenze dirette sugli italiani che hanno aumentato il malcontento verso il governo, tanto più verso un governo che non ha condannato l’attacco di Trump e anzi continua a mostrarsi amico di Washington.

L’analisi del New York Times su Meloni e Trump

Nell’articolo si fa riferimento alla popolarità di Meloni, che ha sempre avuto un alto gradimento nei sondaggi. “Tuttavia – spiega il giornale americano – mentre la popolarità di Trump crolla su nuovi minimi in Europa e il continente inizia a mostrare maggiore rigidità nei suoi rapporti con lui, Meloni sta scoprendo che essere la preferita del presidente americano può dimostrarsi anche un punto debole”.

L’obiettivo di Meloni è stato quello di rivendicare l’amicizia con Trump, come mostrato anche dalle parole del presidente degli Usa che l’ha definita “una grande leader e una amica”, senza arrivare allo scontro con l’Ue. Ma negli ultimi mesi, la popolarità di Trump è crollata, anche in Europa e in Italia. A pesare è pure il giudizio sulla guerra in Iran, con tutte le conseguenze per i consumatori con i carburanti e il gas alle stelle.

E allora, “se non è possibile trarre alcun vantaggio tangibile dall’essere il paese europeo favorito dal signor Trump, qual è esattamente il senso?”, si chiede il New York Times analizzando il calo dei consensi per il governo italiano. Tanto più dopo il referendum, diventato “un voto di fiducia al governo”. Con una netta bocciatura.

Così, scrive ancora il giornale statunitense, “l’improbabile e lunga luna di miele è finita”. E Meloni paga la sua vicinanza a Trump, che le è costata cara in Italia e che potrebbe costarle cara anche in Europa. E non sembra infatti un caso che poco dopo Meloni abbia provato, almeno in Italia, a prendere le distanze da Trump: “Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti, però il nostro lavoro è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali e quando non siamo d’accordo, dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo”, dice infatti al Tg1 in riferimento agli attacchi di Trump alla Nato. Una timida presa di distanza che arriva però tardiva.