Meloni, Zanda, Saccone & Co. La banda del finanziamento pubblico. Dopo Pd e FdI in arrivo la proposta di legge dell’Udc. E in Parlamento cresce il partito del ritorno al passato

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L’ultimo in ordine di tempo è senz’altro quello di Antonio Saccone (nella foto), forzista eletto in quota Udc. In questi giorni a Palazzo Madama è tra i più ricercati. La ragione sta tutta in un disegno di legge che porta il suo nome e che verrà depositato a Palazzo Madama la prossima settimana. L’obiettivo del ddl è piuttosto generico: “La presente legge stabilisce le condizioni relative allo statuto e al finanziamento dei partiti politici e delle fondazioni politiche ad essi collegate”, si legge nella bozza del disegno di legge. Ma è andando più avanti che si capisce come Saccone voglia stabilire queste nuove “condizioni”.

Infatti, si legge all’articolo 5, “ai partiti politici che abbiano presentato proprie liste alle elezioni politiche, regionali ed europee e che abbiano riportato almeno l’uno per cento dei voti validi espressi spetta un finanziamento a carico del bilancio dello Stato pari ad 1 euro per ogni voto ottenuto”. E poi (articolo 6) giù con tutta una serie di spese rimborsabili, dall’affitto delle sedi fino alle spese per personale dipendente e cancelleria. Insomma, Saccone vuole proprio reintrodurre il finanziamento pubblico ai partiti. E il tempo potrebbe essere propizio visto il caos che si è crato sui finanziamenti privati alle fondazioni politiche (come se una cosa potesse risolvere l’altra).

AMARCORD. C’è da dire, tuttavia, che l’idea di Saccone non è nuovissima. Nel corso di questa legislatura tanti hanno proposto di reintrodurre il finanziamento, anche se sotto vestiti diversi. Uno dei casi più eclatanti, come si ricorderà, è quello di Luigi Zanda, oggi tesoriere del Pd. Il senatore, infatti, è firmatario di un disegno di legge per la reintroduzione del finanziamento pubblico ai partiti attraverso l’istituzione di un fondo da 90 milioni di euro presso il ministero dell’Economia. Una forma di finanziamento sulla falsa riga dei rimborsi previsti dal Parlamento europeo per le forze politiche rappresentate nei gruppi parlamentari. Come si ricorderà, peraltro, Zanda aveva presentato anche un disegno di legge per gli stipendi dei parlamentari, proposta poi ritirata a differenza di quella sul finanziamento ai partiti.

LA CIURMA. Curioso anche il caso di Dario Parrini (sempre Pd) che ha presentato un ddl relativo a “Norme sulla democrazia nei partiti e sulla selezione democratica e trasparente delle candidature per le cariche elettive”. In pratica un disegno per far fare le primarie a tutti e, per questo, vorrebbe mettere a disposizione delle varie forze politiche un fondo di 20 milioni di euro. Ma anche a destra non mancano casi. Solo pochi mesi fa è scoppiato un caso intorno a Fratelli d’Italia e alla leader Giorgia Meloni: il gruppo parlamentare aveva presentato un disegno di legge che, secondo quanto scrissero allora i Cinque Stelle sul loro blog, “darebbe la possibilità ai partiti di beneficiare dei rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali (eliminati solo 5 anni fa), di accedere alla destinazione del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e alle altre risorse pubbliche comunque destinate alla politica”.

Insomma, un mare magnum di nostalgici. Perché, come ebbe modo di dire anche Antonio Tajani, “noi crediamo che sia stato un errore chiudere ogni possibilità di accesso al finanziamento pubblico”. Una visione su cui in tanti sono d’accordo. In perfetta logica bipartisan.

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