Meno infrazioni contro l’Italia. Ma caduto Conte l’Ue ha ricominciato a bacchettarci

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Sembra passato un secolo da quando l’Italia, in fatto di procedure di infrazione, era stabilmente agli ultimi posti dell’Unione europea. Tempi duri in cui Bruxelles ci ha bacchettato letteralmente su qualsiasi cosa fino a quando il governo bis di Giuseppe Conte, con uno sforzo titanico, ha preso la questione in mano con risultati che ben pochi si sarebbero anche solamente immaginati. Già perché dall’inizio dell’anno, come emerge dai dati pubblicati da Openpolis, sono state aperte complessivamente 165 procedure di infrazione.

Cinque di queste, pari al 3% del totale, sono state avviate nei confronti dell’Italia e ciò, come si legge nel report, non può che essere considerato come un risultato estremamente positivo. A fare meglio del nostro Paese, infatti, sono state solamente l’Irlanda con 1 procedura a proprio carico, la Danimarca che ne conta 2, e il terzetto composto da Croazia, Lettonia e Olanda fermo a quota 4.

Per meglio comprendere la portata di questo risultato non si può che rilevare come l’Italia, con 5 procedure aperte da inizio anno, è appaiata a Estonia, Finlandia e Ungheria, ossia Paesi da sempre ritenuti virtuosi. Ancor più indicativo, però, è il fatto che il dato italiano “risulta essere il migliore tra i principali Paesi europei” con “Francia e Germania che hanno subito 6 procedure di infrazione ciascuna” e la Spagna che ne totalizza addirittura 7. Che finalmente con il Conte II si fosse cambiato marcia, lo si nota anche guardando all’andamento nel tempo delle procedure complessivamente pendenti a carico dei vari stati.

IL CAMBIO DI PASSO. Nel precedente report le infrazioni contestate all’Italia erano 85 mentre ora questo numero è sceso a 82. Per effetto di questa diminuzione, si legge nel rapporto, “il nostro Paese passa così dal quarto al settimo posto nella classifica degli stati con il maggior numero di procedure in corso”. Ma c’è di più. Il documento analizza anche le differenze tra il primo e il secondo esecutivo Conte. Se con il governo gialloverde, con la Lega di Matteo Salvini al potere, sono state aperte 36 procedure di infrazione e ne sono state chiuse 20, il cambio di passo c’è stato con l’esecutivo giallorosso contro cui sono state aperte ben 47 procedure di infrazione mentre, nello stesso periodo, ne sono state chiuse addirittura 45.

Numeri alla mano, si legge nel dettagliato documento, “con il governo gialloverde per ogni procedura chiusa ne venivano aperte circa 2, con il governo giallorosso il rapporto è di circa 1 a 1”. Sebbene l’Italia continui ad essere uno dei paesi con il maggior numero di procedure aperte, rispetto al giugno 2020 tale valore si è ridotto dell’11%. Può sembrare poco ma è la seconda migliore performance a livello europeo in quanto, nello stesso arco di tempo, solo il Portogallo è riuscito a fare meglio con -15,7%.

LE MAGGIORI CRITICITÀ. Sinora l’Italia, dal 2012 al 2019, ha pagato all’Europa sanzioni per 655 milioni di euro. Una stangata dovuta principalmente a violazioni in materia di Ambiente, di cui si contano 19 procedure di infrazione a carico dell’Italia, con le centinaia di discariche abusive disseminate sul territorio nazionale e la piaga delle ecoballe in Campania. Tematica ambientale su cui il governo del premier Mario Draghi, su input del Movimento 5 Stelle, intende puntare con decisione. A seguire i settori in cui il nostro Paese ha accumulato i più gravi ritardi sono “Trasporti e mobilità”, con 12 procedure aperte, e “Mercato interno e industria” fermo a 10.