Mentre si pensa ai kazaki si affondano artigiani e pmi. L’allarme del presidente della Cna Malavasi. Invece di tagliare si aumenta la burocrazia

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Di Maria Elena Vancini

Era stato fra i primi protagonisti della business community a dare credito al governo delle larghe intese di Enrico Letta. Già adesso però si dichiara profondamente deluso. Per il presidente della Cna e di rete Imprese Italia Ivan Malavasi “le fibrillazione per vicende giudiziarie e il pasticcio del Kazakistan stanno nascondendo l’assalto in corso al cuore economico del Paese, gli artigiani e le piccole e medie imprese, presi di mira attraverso una serie di emendamenti al “decreto del fare”.Il caso più grave è passato due giorni fa nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, dove si è deciso di imporre a tutte le imprese appaltatrici e subappaltatrici di esibire il cosiddetto “Documento unico di regolarità tributaria” destinato ad attestare l’assenza di debiti fiscali, se si vuole ottenere il pagamento dal cliente appaltatore. “Una norma che penalizza fortemente le aziende piccole e medie”.
Come mai un atto del genere da un governo che ben conosce il mondo dei commercianti e degli artigiani? Letta non era con voi?
“Anch’io sono stupito. È stato un atto di incoerenza rispetto a quanto era stato dichiarato dal governo nelle sue intenzioni programmatiche. Una leggerezza, una distrazione, forse. Ma perché farci sapere tutto a cose fatte? Saremmo stati disponibili a discutere, non chiudiamo mai la porta. Adesso però il contesto cambia. Quell’emendamento al decreto del fare deve essere cancellato subito perché rischia di dare il colpo di grazia a molte imprese già messe a dura prova da una crisi che sembra non avere fine. Si tratta di un procedimento paradossale perché si chiede alle imprese di comunicare periodicamente all’Agenzia delle entrate i dati delle buste paga al fine di consentire alla stessa Agenzia di accertare che le imprese sono in regola con il fisco. Una novità davvero incomprensibile e inutile che finirà per danneggiare l’economia e il sistema paese strozzando le imprese più piccole”.
Perché parla di emendamento paradossale e inutile?
“Inutile ai fini delle verifiche sul corretto versamento delle ritenute. E le spiego il motivo. L’obbligo per le imprese di versare le ritenute è indipendente dal diritto del contribuente di scomputarle dalla propria dichiarazione, una volta ottenuta la certificazione. Gli interessi dei lavoratori a ottenere salari e contributi contrattuali sono già integralmente tutelati da un’analoga norma del “decreto Biagi”. Nel momento in cui le imprese chiedono più semplificazione burocratica, avviene l’esatto contrario. Non solo. Dopo che le imprese hanno inequivocabilmente dimostrato come l’istituto della responsabilità solidale negli appalti non funziona, lo si è ingarbugliato ancora di più. Insomma, il governo pare davvero aver perso la bussola oppure qualcuno ha deciso che ad avere i maggiori vantaggi devono essere grande finanza e grandi imprese. Noi piccoli possiamo anche morire”.
Martedì sarà convertito in legge il decreto dove doveva esserci anche la defiscalizzazione delle attività edili legate al consolidamento antisismico. E invece niente…
“Se davvero sarà così si tratterà ancora un atto gravissimo. In un Paese dove il rischio dei terremoti è elevato non preoccuparsi di un adeguamento per evitare disgrazie ai privati e agli edifici pubblici (scuole e ospedali) è assurdo. Speriamo che da qui a martedì prossimo forze politiche e governo ci ripensino per il bene di tutti”.