Mes, Recovery, Giustizia & Co. L’esplorazione è un calvario. Oggi scade il termine concesso a Fico da Mattarella. Ma sia sui temi che sulla squadra l’accordo è lontano

MATTARELLA FICO
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Oggi si scopriranno le carte. Oggi il presidente della Camera Roberto Fico, chiamato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a capire se è possibile rimettere insieme i cocci della maggioranza (e se è possibile rifarlo sul nome dell’avvocato pugliese), riferirà al Colle. E si saprà se Matteo Renzi, che sogna un esecutivo Draghi, accetterà obtorto collo di convergere sul nome di Giuseppe Conte come gli chiedono di fare Pd, M5S, Leu e i responsabili. Ieri è stato il giorno del confronto (che proseguirà stamattina) sui contenuti. A volte aspro, di sicuro in salita.

Sono da subito emersi i primi distinguo. Innanzitutto un problema di metodo. Ovvero se terminare il confronto programmatico – a cui hanno preso parte capigruppo e tecnici scelti dai partiti – con un testo scritto o meno. Iv ha chiesto un documento scritto. Laddove i responsabili hanno spiegato che non è stata avanzata alcuna richiesta in tal senso. Più comprensibile pensare – questo hanno obiettato le altre forze politiche – che la stesura di un programma di legislatura spetti al presidente incaricato.

Ma il senatore di Rignano lo ha chiesto con chiarezza anche se non è detto che lo ottenga. Il tavolo si è subito acceso sul tema delle riforme istituzionali e del Recovery con Iv che ha chiesto che vengano istituite due commissioni bicamerali (affidando magari la guida di una delle due, ad esempio quella sulle riforme, alle opposizioni). Sul lavoro: il confronto si è orientato sulla necessità di rafforzare le politiche attive, rivedere, ma senza cancellare, il reddito di cittadinanza (verso cui Iv ha sempre manifestato ostilità).

I capigruppo del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci hanno posto l’esigenza dell’ammortizzatore unico, della parità salariale e della piena occupazione femminile. Iv ha chiesto un cambio di passo per Anpal e Inps (leggi Tridico e Parisi). M5S ha difeso a spada tratta il RdC e chiesto il salario minimo. Sul tavolo anche la legge elettorale proporzionale voluta da Pd e M5S. Renzi è per un sistema maggioritario, ma non ha chiuso la porta al proporzionale, a patto che vi siano le preferenze. E su quest’ultimo punto si potrebbe registrare una convergenza con i pentastellati.

E poi il tema divisivo per eccellenza: il Mes. Seppur da una posizione più dialogante, i renziani hanno posto il tema di utilizzare almeno una parte delle risorse del fondo Salva-stati. Ma i 5 stelle restano fermi sul no. I rappresentanti Pd avrebbero più in generale posto il tema della necessità di maggiori finanziamenti per la sanità. E poi ci sono i temi del fisco, della giustizia, delle infrastrutture, della campagna vaccinale. Iv ha depositato un emendamento al Milleproroghe per sospendere fino al 31 dicembre del 2021 la riforma della prescrizione.

Dietro ogni tema c’è una persona. Iv lo sa bene. Procede parallela la trattativa sulla squadra di governo. Nel mirino dei renziani ci sono da tempo il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e il guardasigilli Alfonso Bonafede. Iv punterebbe sul Mise (ma potrebbe virare sul ministero degli Interni) e sulle Infrastrutture. Ma su Gualtieri, difeso a sorpresa da Confindustria, arriva l’alt del Pd. “Conte e Gualtieri sono punti fermi”, dice Nicola Zingaretti. E soprattutto il Colle potrebbe chiedere continuità in alcuni ministeri considerati strategici, come quello del Mef

“L’unica cosa che vorremmo evitare è che si arrivasse allo spacchettamento dei ministeri solo per accontentare più persone: sarebbe un errore triste”, ha detto Renzi ai suoi invitandoli a proseguire “senza veti e senza pregiudizi”. Nella sua newsletter invece ha scritto: “Alla fine di questa settimana avremo, spero, il nuovo governo. Dovrà essere un governo di persone capaci e meritevoli”. Oggi sapremo se tra i meritevoli e capaci intenda includere anche Conte.