Mezzo secolo di processi per 500 euro

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Clemente Pistilli

Mezzo secolo di processi per ottenere i pochi spiccioli a cui ha diritto per legge. Ha dovuto lottare una vita un veneto, rimasto gravemente ferito mentre serviva lo Stato, per vincere la sua battaglia su quello stesso Stato che ha lottato per negare quanto previsto per le vittime del dovere.

Il dramma
Per l’esattezza sono trascorsi 48 anni dal giorno in cui il veneto, mentre prestava il servizio militare come geniere, è rimasto vittima di un’esplosione di materiale incendiario. Il giovane militare di leva da quel giorno ha avuto la vita rovinata. Era il 1966 e rimase vittima di gravi lesioni. Ci sono leggi che tutelano le cosiddette vittime del dovere, che forniscono un sostegno a chi ha subito gravi danni servendo lo Stato. Quando dopo essere stato servito deve occuparsi dei servitori, lo stesso Stato però spesso non brilla. E per il militare veneto non ha fatto eccezione.

Una battaglia annosa
Il geniere ha chiesto il riconoscimento del beneficio previsto appunto per le vittime del dovere. Nella pratica un assegno mensile di mezzo milione di vecchie lire. Ottenere quel denaro è stato difficile. Il militare ferito è dovuto passare alle vie legali e alla fine la sua richiesta è stata accolta tre anni fa dal giudice del lavoro del Tribunale di Venezia. Ok al vitalizio, soggetto alla cosiddetta perequazione automatica, gli adeguamenti previsti sempre per legge. Una norma del 2003 aveva infatti stabilito che tali tipi di assegni dovevano essere elevati automaticamente a 500 euro mensili. Il doppio. Anche in questo caso sicuramente non una grande cifra per vivere, ma un ottimo aiuto per chi mentre operava per il suo Paese è rimasto in enormi difficoltà. Il Ministero della difesa non ha voluto sentire ragioni. Bene l’assegno, ma nessun aumento. Il dicastero voleva cavarsela con 250 euro mensili. Il vitalizio del resto il Ministero, con una sentenza del giudice del lavoro, non poteva proprio negarlo, ma ha provato a fare la cresta, assegnandolo senza quelli che in gergo vengono definiti i relativi aggiornamenti previsti per legge. Lo Stato che non rispetta le stesse leggi dello Stato? Così pare.

Un altro inferno
Il militare, impegnato nel braccio di ferro con il Ministero da mezzo secolo, non ha mollato. Vistosi rifiutare l’ennesimo riconoscimento di quello che non era altro che un suo diritto, ha fatto ricorso. E questa volta della vicenda si è dovuto occupare il Tar del Veneto. Nel 2012 il Tribunale amministrativo di Venezia, accogliendo le richieste del geniere, ha così ordinato al Ministero di rispettare la sentenza emessa l’anno precedente dal Tribunale ordinario, passata in giudicato, e quindi di pagare 500 euro ogni mese al ferito.

Ultimo round
Una sentenza che ordina di rispettare un’altra sentenza. Un passaggio in più indegno di un Paese civile, dove dopo aver definitivamente ottenuto qualcosa da un giudice sarebbe normale che quel pronunciamento venisse rispettato, senza dover ricorrere a un altro tribunale. Anche l’ordine del Tar non è però stato sufficiente. Il Ministero della difesa, retto da Mario Mauro, ex europarlamentare del Pdl, eletto senatore con Scelta Civica e poi inserito nell’esecutivo Letta, ha fatto appello. Per far finalmente ottenere quel denaro al militare è così dovuto intervenire il Consiglio di Stato, che ha rigettato l’appello del Ministero, bollandolo come infondato e condannato lo stesso Ministero anche a pagare le spese di giudizio. Questa volta, 48 anni dopo il tragico incidente, la partita sembra davvero chiusa. E se viene trattato così chi lo Stato lo serve hanno ben poco da lamentarsi poi quanti devono fare i conti con una montagna di guai, senza essere impegnati direttamente a favore del loro Paese. Va così. Sempre peggio.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La politica che ama il Medioevo

Va bene che la destra è conservatrice e quella italiana addirittura preistorica, ma quando ieri le cronache parlamentari narravano della Meloni che ha scritto a Salvini per accordarsi sui candidati alle amministrative non poteva che scapparci da ridere. Ma come: stanno sempre col telefonino in

Continua »
TV E MEDIA