Mezzogiorno senza fondi. Ora lo ammette anche il Governo: i soldi per il sud sono ancora fermi

Il Governo lo ha ammesso: per il Mezzogiorno mancano ancora 11 miliardi di euro. Non 17, come aveva denunciato da la Sinistra . Ma è una cifra consistente

Il Governo lo ha ammesso: per il Mezzogiorno mancano ancora all’appello 11 miliardi di euro. Non sono 17, come aveva denunciato da Sinistra italiana. Ma è comunque una cifra consistente. E non solo: al momento non c’è stata alcuna delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) per sbloccare i fondi. In pratica è tutto bloccato. Perché senza questo passaggio “i patti per il Sud stanno a zero”, ha fatto notare il capogruppo alla Camera di Sinistra italiana, Arturo Scotto.

CABINA DI REGIA
Inoltre 29 miliardi verranno messi sul piatto solo nel 2019. Sollevando sospetti su un possibile cambio di destinazione di quella somma. Insomma, rispondendo a un’interpellanza alla Camera, il sottosegretario Claudio De Vincenti ha implicitamente confermato che l’impegno per il rilancio del meridione è poco più di un bluff. Pur cercando di spiegare che l’istituzione della cabina di regia per il Mezzogiorno ha una “funzione decisionale”.

MASTERPLAN ASSENTE
Il Masterplan, annunciato da Matteo Renzi nell’agosto 2015 (in risposta all’ennesimo drammatico Rapporto Svimez sul meridione), rischia di essere archiviata come l’ennesima promessa. Anche se De Vincenti ha cercato di difendere l’operato dell’esecutivo: “5 miliardi sono stati già assegnati su interventi che si stanno realizzando, compreso il credito di imposta per il Mezzogiorno”.  Ma quei 5 miliardi dovrebbero essere integralmente al Mezzogiorno. Invece “una parte è andata non a interventi di carattere infrastrutturale materiale o immateriale, ma sul credito d’imposta nell’ultima legge di stabilità”, ha replicato Scotto. Il Governo aveva previsto la stipulazione di quindici Patti, otto Regioni e sette Città metropolitane. Lo scopo era quello di sviluppare “una programmazione che parte direttamente dalle priorità che ci esprime il territorio. Per poi concordare insieme su quale dobbiamo concentrarci”, ha spiegato De Vincenti nell’Aula di Montecitorio. Secondo le previsioni del Governo a questo capitolo devono essere assegnati 13,4 miliardi di euro, avendo come obiettivi su infrastrutture, trasporti, ambiente, sviluppo economico e produttivo. Restano in ballo 11 miliardi, che mancano all’appello. Ma – stando alla spiegazione di De Vincenti – “hanno una rilevanza maggiormente di tipo interregionale e su cui la cabina di regia sta lavorando, sempre in un confronto con le regioni meridionali. Ma in una logica più trasversale alle varie regioni e alle varie realtà territoriali meridionali”. Resta una conferma del sottosegretario: manca ancora la delibera del Cipe, che dovrebbe arrivare entro metà luglio, secondo le intenzioni di Palazzo Chigi. Ma a oggi manca il documento ufficiale.

TENTATIVO
De Vincenti ha cercato di minimizzare le attese sui provvedimenti. “Sarà un tentativo, intendiamoci.  Non c’è nessuna retorica, ma c’è lavoro concreto”, ha scandito il sottosegretario. E ha rivendicato: “Vi dico che la differenza di fondo è che ci muoviamo dalle energie vive del Mezzogiorno. Noi dobbiamo riportare le amministrazioni pubbliche centrali, regionali e locali a voler fare le cose. E vederle fatte. Basta con il perdersi dietro alle procedure. Le procedure sono importanti, assolutamente, ma hanno un senso se sboccano a qualcosa”. Parole che, però, non trovano riscontri nei fatti. O meglio negli stanziamenti effettivi. Con una richiesta messa nero su bianco da Scotto: “Occorre introdurre delle misure eccezionali all’interno della Legge di Stabilità, che vadano oltre quello che è programmato nel masterplan e che vadano soprattutto a sostenere quel diritto allo studio che, come è noto a tutti, nel Mezzogiorno è un diritto prevalentemente negato”.