Mezz’ora di web gratis al giorno, una pa più smart e no alla direttiva sul copyright. Il Governo scopre le carte sul digitale

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Mezz’ora di Internet gratuito al giorno. Luigi di Maio sceglie l’Internet-day per lanciare una nuova proposta al Governo di cui è vicepremier. Una sollecitazione figlia della convinzione che la Rete debba ormai essere considerata un diritto acquisito per i cittadini. “Dopo anni di battaglie, c’è un consenso unanime nell’affermare che lo sviluppo di Internet sia una cosa scontata, un diritto inalienabile dei cittadini – ha detto -. La connessione a Internet è un diritto primario di ogni cittadino e il governo è al lavoro per garantire a questo diritto. La rete è al centro di questo cambiamento e questo cambiamento non può più aspettare”. La proposta sulla mezz’ora gratis viene visto come un come incentivo alla cittadinanza digitale. Per il presidente della Camera, Roberto Fico, “Occorre promuovere la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Si possono valutare ulteriori interventi legislativi che possano promuovere un uso più corretto della Rete“.

Nel corso dell’incontro, che si è svolto alla Camera, Di Maio ha parlato anche della direttiva sul copyright al Parlamento europeo:  “Questo provvedimento – ha detto – ci riporterebbe indietro di 20 anni. Il governo italiano non può accettare passivamente questo. Le nostre soluzioni non passano per i bavagli. L’Europa dovrebbe puntare sulla cultura e sull’istruzione per riconoscere le fake news, e invece si preferisce puntare sulle tasse. Il potere di decidere cosa possa essere pubblicato non può essere messo nelle loro mani. Se non è un bavaglio questo, ditemi voi cos’è”.

In occasione dell’incontro, è stato presentato il rapporto ‘L’insostenibile leggerezza dell’essere digitale”, dal quale emerge il profilo dell’internauta italiano: sempre connesso e con lo smartphone in mano, non si fida di come i social network gestiscono i suoi dati, eppure fa poco per tutelare la sua privacy online. In base alla ricerca il 61,7% degli italiani connessi usa lo smartphone o il tablet a letto, uno su tre (34%) smanetta sul cellulare a tavola e il 14% ammette di navigare o scambiarsi messaggi anche quando guida. Tre su quattro si collegano a internet poco prima di addormentarsi, mentre il 63% accede ai social poco dopo il risveglio. Uno su cinque ha la sensazione che internet gli induca una dipendenza, e tre su cinque dichiarano di aver riflettuto sull’uso eccessivo del mezzo, ma solo il 28% ha messo un freno al tempo passato online. Una situazione che cambierebbe se tutto ciò non fosse gratis: l’introduzione di una tariffa determinerebbe l’abbandono di circa due terzi degli utenti.

Sempre stando all’indagine, condotta a maggio, quasi il 70% degli italiani non si fida della gestione dei dati personali da parte dei social. Nonostante ciò, solo un internauta su tre afferma di leggere le informazioni sulla privacy e di agire di conseguenza.