Fuga dal Carroccio a Milano, Salvini senza candidati. All’ombra della Madonnina danno tutti forfait al Centrodestra. Pure di Montigny che ora aspira a fare il vice di Sala

Milano Salvini
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Aveva provato mercoledì sera, a chiudere con diplomazia la questione, il leader della Lega Matteo Salvini (“Entro la settimana ci sarà non solo il sindaco, ma la squadra per Milano”) nell’annunciare la ‘sconvocazione’ del tavolo di coalizione previsto per oggi per discutere delle candidature a sindaco ancora in sospeso – Milano, Bologna e Napoli dove Catello Maresca non ne vuol sapere di correre coi simboli di partito (leggi l’articolo) – ma la verità è che nella sua città tutti si sfilano: ultimo in ordine di tempo il candidato che lui stesso aveva individuato, Oscar di Montigny, non solo si è tirato fuori, ma addirittura potrebbe far parte della squadra di Beppe Sala.

Il manager di Banca Mediolanum ha infatti non solo lamentato di non essersi potuto confrontare con i vertici della coalizione ma, nel corso di una trasmissione di Telelombardia, ieri ha addirittura paventato l’idea di poter fare il vice al sindaco uscente in caso di riconferma: “Io credo alle formule miste, bisogna però capire i presupposti: se ci sono una visione condivisa e un obiettivo comune, allora non vedo come non si possa collaborare”. Da parte sua, Sala sembra apprezzare: “Lo vedevo su posizioni che a volte erano vicino alle mie sul tema della sostenibilità e dell’ambiente, quindi capisco non potesse piacere completamente a una destra più estrema, più dura, più chiusa”.

Chi invece non apprezza per nulla l’idea di un possibile ticket con Maurizio Lupi, che secondo una ricerca della Noto Sondaggi di Antonio Noto potrebbe giocare la partita testa a testa con il sindaco uscente, è Gabriele Albertini (ha messo un vero e proprio veto sul suo nome). In ogni caso Salvini è sempre orientato a un sindaco ‘civico’ con la formula dell’accoppiata anche per Milano e considera intoccabile Albertini come ‘vice’. Ma il tempo stringe, entro metà settembre bisognerà consegnare le liste e il rischio, se ci si attarda ancora, è quello di partire con una campagna elettorale azzoppata.

Il leader della Lega è l’unico a ostentare ottimismo: dopo aver ribadito di non essere interessato in prima persona alla partita, si dice convinto di essere in grado di “trovare una soluzione di valore in tempi rapidi”. Ma il resto della coalizione esprime quanto meno scetticismo. FI ha ottenuto la candidatura a governatore in Calabria con Occhiuto e spinge per risolvere la partita a Bologna, dove se la giocano Andrea Cangini e Ilaria Giorgetti nelle file degli azzurri e Fabio Battistini e Roberto Mugavero, sponsorizzati dalla Lega. Anche FdI non sembra molto interessata al capoluogo lombardo, chiaro in merito Ignazio La Russa: “L’istruttoria su Milano è nelle mani di Salvini, aspettiamo…’’, e assicura che non ci sono problemi per un ticket con Albertini ‘vice’, purché venga indicato un candidato almeno di pari peso.

“Il candidato sindaco – fa notare il senatore di FdI – non può essere meno importante e di minor valore rispetto al suo vice’’. Dove invece il partito di Giorgia Meloni potrebbe scendere in campo direttamente – e senza gli alleati di coalizione – è a Napoli: a breve potrebbe annunciare la candidatura del suo consigliere comunale Sergio Rastrelli. Anche perché FdI è l’unico partito del centrodestra che ha un peso significativo sul territorio e dunque, rispetto a Lega e FI, avrebbe tutto l’interesse a correre da solo.