Militari malati per l’uranio. E’ l’ora di aiuti veri alle vittime. Parla Rizzo (M5S), presidente Commissione Difesa: “Le verifiche le svolgerà un ente terzo come l’Inail”

di Clemente Pistilli
L'intervista

Un aiuto concreto alle vittime dell’uranio impoverito questa volta sembra davvero vicino. Riprendendo il lavoro svolto dalla commissione d’inchiesta Scanu, il presidente della commissione Difesa della Camera, il pentastellato Gianluca Rizzo, ha presentato una proposta di legge ad hoc. Un’iniziativa che dimostra la volontà di affrontare una volta per tutte un problema a lungo ignorato e delegato alla magistratura.

Presidente Rizzo, con la proposta di legge da lei presentata sembra che sulle vittime dell’uranio impoverito il lavoro riprenda da dove si era interrotto con l’onorevole Scanu. Che tempi prevede per l’approvazione?
La proposta di legge che abbiamo presentato detta modifiche al decreto legislativo del 9 aprile 2008, sul tema della sicurezza sul lavoro e la tutela assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali del personale delle Forze armate e riprende, con lievissime modifiche ed aggiornamenti, il testo che nella scorsa legislatura depositammo a prima firma Gian Piero Scanu. Un testo figlio diretto dei risultati della Commissione d’Inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito di cui ero componente. Mi pare che l’approvazione a larghissima maggioranza della relazione finale abbia rappresentato una linea di confine tra il prima e il dopo. Le evidenze che abbiamo elencato dopo tantissime audizioni dicono infatti che esiste una relazione tra l’esplosione di munizionamento con uranio impoverito e l’emergere di malattie tumorali di vario genere tra i militari che si trovarono ad agire in quei contesti. Stiamo raccogliendo le adesioni tra tutti i deputati perché vogliamo che il testo, come era stato nella scorsa legislatura, sia condiviso dalla larghissima parte dello schieramento politico. Più adesioni avrà quel testo, più capacità avrà di procedere speditamente nella sua approvazione.

Cosa ha impedito nei 14 mesi di Governo gialloverde di trovare soluzioni per i malati reduci dalle missioni in Bosnia e Kosovo?
Non scomoderei sensibilità diverse, che pure esistono, tra noi e la Lega, su questo tema. D’altronde i deputati del Carroccio avevano firmato -e confido che lo facciano anche in questa legislatura – la proposta di legge figlia della Commissione d’inchiesta. Il ministro Elisabetta Trenta aveva avviato un percorso, aprendo una serie di tavoli che stavano producendo delle proposte. La crisi di governo ha arrestato momentaneamente quel processo, ma sono sicuro che anche da parte del nuovo ministro Guerini ci sarà attenzione e voglia di dare una risposta ai militari malati e ai familiari di quei militari che, purtroppo, ora non sono più tra di noi.

L’ex presidente Scanu parlò di “ostinato negazionismo” per definire l’atteggiamento dei vertici militari rispetto alla questione. Condivide questo giudizio?
Penso che lo abbia affermato in un momento di sconforto, davanti alle resistenze che avevamo riscontrato nel lavoro della commissione d’inchiesta. Qui non si tratta però d’incolpare i vertici militari ma di chiedere alla politica, Governo e Parlamento, di dare sul tema risposte chiare. Per questo ho presentato la proposta di legge. Vedo semmai nelle Forze Armate e nei suoi vertici attuali molta sensibilità ed apertura mentale sul tema. Credo che questo atteggiamento sia da elogiare e ci farà fare dei passi nella direzione giusta.

In primavera gli ex ministri Trenta e Grillo hanno firmato una relazione in cui viene negato il nesso di causalità tra l’esposizione all’uranio impoverito e i tumori di cui sono rimasti vittime tanti militari. Un documento usato anche dalla Difesa in tribunale per cercare di negare i risarcimenti alle vittime. Come è stato possibile e cosa intende fare con quella relazione?
La relazione è ancora all’analisi e alla discussione congiunta delle Commissioni Difesa e Affari Sociali. Già il relatore Gianluca Aresta aveva opportunamente evidenziato come quel documento fosse comunque privo di una base scientifica a seguito della mancata conferma dell’apposito comitato tecnico. Riprenderemo comunque quanto prima la discussione che si concluderà con un atto parlamentare.

Con la proposta di legge che ha presentato, oltre al tema risarcimenti, cosa cambia per il personale delle forze armate?
Al fine di agevolare l’amministrazione della Difesa nello svolgimento delle attività dirette a garantire la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, la pdl attribuisce all’INAIL, ovvero ad un ente terzo e indipendente, il compito di fornire alle Forze armate assistenza e consulenza in materia.