Minacce e rivelazione di segreto. Giovanardi spera ancora nel Senato. Chiesto l’uso delle intercettazioni per il caso Aemilia. Sul destino dell’ex parlamentare deciderà la Giunta

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Proprio mentre la politica tenta di ripartire dopo la recente crisi di governo, un caso a metà tra politica e magistratura scoppia al Senato. Nel silenzio generale, infatti, il primo agosto scorso è arrivata alla Giunta per le Autorizzazioni di Palazzo Madama la richiesta di utilizzare le intercettazioni telefoniche che vedono coinvolto l’ex senatore Carlo Amedeo Giovanardi. L’inchiesta per cui oggi il politico, all’epoca dei fatti iscritto al Nuovo Centrodestra, è indagato per reati che vanno dalle minacce a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato alla rivelazione di segreti d’ufficio, è uno stralcio del maxi procedimento Aemilia.

Uno spin off in cui l’ex parlamentare, almeno secondo quanto ritenuto dai magistrati di Bologna, “avvalendosi tanto della sua notoria influenza politica, quanto delle aderenze all’interno della Prefettura di Modena” si sarebbe adoperato “in più occasioni” per “condizionare l’attività dell’organo collegiale” ossia il Gruppo Interforze – Girer, costituito all’indomani delle violente scosse del 2012 in Pianura Padana, al fine di far ammettere gli imprenditori edili Bianchini (ossia Augusto, la moglie Bruna Braga e il figlio Alessandro) nella White List necessaria per poter prendere parte agli appalti pubblici post terremoto. Un dettaglio non di poco conto perché l’estromissione dell’azienda era stata decisa proprio dal Girer, il cui obbiettivo era quello di contrastare la criminalità organizzata, in quanto erano state accertate, oltre ogni ragionevole dubbio, le relazioni con esponenti della famiglia ‘ndranghetista Grande Aracri, in particolare con l’importante esponente Michele Bolognino.

QUESTIONE DI UTILIZZABILITÀ. Le intercettazioni che hanno coinvolto l’ex Senatore, come sostenuto nella richiesta dai pm, erano avvenute in modo del tutto casuale ossia ascoltando altri indagati nell’ambito dell’inchiesta. Insomma erano assolutamente imprevedibili, requisito imprescindibile perché si parla di un ex parlamentare, perché “non esisteva alcun elemento che inducesse a far ritenere che il bersaglio (dell’intercettazione, ndr) potesse in alcun modo entrare in relazione con l’onorevole”. Essendo, però, vitali per l’eventuale processo i magistrati hanno avanzato la richiesta, lunga ben 243 pagine, su cui dovrà decidere la giunta entro il 4 ottobre.

GLI AUDIO CAPTATI. Un faldone, quello che dovrà essere scartabellato, in cui sono presenti numerose trascrizioni degli audio captati. Particolarmente interessante è quella del 18 luglio 2014 intrattenuta con Augusto e Alessandro Bianchini. Qui l’ex Senatore raccontava di aver parlato con il Questore, con il Prefetto e con il Comandante del Girer, riuscendo a capire chi sta mettendo i bastoni tra le ruote dell’azienda edile. Infatti Giovanardi raccontava: “Il Questore dice: ‘noi? La Polizia? No, no!’. Il prefetto si prende le sue responsabilità… non siamo noi! Parlando con il Generale, il Comandante e il Maggiore, che sono i carabinieri si capisce benissimo! … con i quali ho avuto un’ora e mezza di discussione kafkiana perché… è come parlare con il muro”.

Dopo la detonazione della notizia che lo vedeva indagato, Giovanardi si era subito difeso raccontando di non aver “mai avuto rapporti con persone legate alla mafia” e di aver “sempre svolto l’attività in aula, in commissione antimafia, presentando emendamenti e interrogazioni, ed è tutto agli atti, con una radicale critica a come venivano gestite le interdittive perché non venivano fatte per salvare le aziende, ma per distruggerle”.

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di Gaetano Pedullà

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