Minaccia strumentalizzata. Grillo e Raggi denunciano un ordigno a un collaboratore di Frongia, la Questura precisa: “Mai parlato di atto intimidatorio”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Un ordigno indirizzato a un professionista, collaboratore del vice sindaco di Roma, Daniele Frongia. E subito Beppe Grillo e Virginia Raggi ci vedono un tentativo di “fermare” la giunta della Capitale, anche se la Questura ha spiegato che non si conosce la matrice del gesto. Potrebbe anche essere legato a questione private del consulente di Frongia. Saranno comunque le indagini a chiarire gli aspetti. Quel che è certo è che l’innesco era formato da “tre pile avvolte tra di loro con un filo, una specie di giocattolo, una sorta di simulacro lasciato sul davanzale della finestra”.

Ma la sindaca e il leader del M5S hanno colto la palla al balzo per strumentalizzare la vicenda: “Nessuno deve restare indietro, nessuno deve rimanere solo. Lo abbiamo detto sempre e lo diciamo con più forza oggi perché uno di noi, un cittadino, un collaboratore della giunta M5s di Roma, è stato oggetto di una minaccia inaccettabile in un Paese civile: il ritrovamento dell’innesco di un ordigno nella sua abitazione a Roma. Si tratta di un messaggio che le forze dell’ordine, alle quali va un ringraziamento per il lavoro svolto con serietà e discrezione, hanno valutato come un atto intimidatorio. Diamo fastidio a qualcuno”, si legge nel post firmato Grillo-Raggi dal titolo Un ordigno non ci fermerà.

“Le indagini – conclude il post – sono in corso e non vogliamo disturbare chi se ne sta occupando in queste ore. Siamo pronti a collaborare con le forze dell’ordine e chiediamo al ministero dell’Interno di intervenire quanto prima. Intanto, però, non dobbiamo lasciarci spaventare. Dobbiamo fare quadrato attorno a chi di noi viene attaccato, perché siamo una comunità unita che affronta i problemi insieme. Nessuno deve essere lasciato solo. Questo è il momento di dimostrarlo. I cittadini ci stiano vicino”. Ma qualche ora dopo la Questura ha voluto puntualizzare: “Mai parlato di atto intimidatorio”