Mini-stangata sulla Tasi, paga sempre la casa

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Alessandro Ciancio

Un’altra stangata sui possessori di immobili. Com’era prevedibile, e da molti previsto. Con un emendamento al decreto Enti locali, il governo Letta ha infatti deciso che i Sindaci potranno aumentare l’aliquota della Tasi fino allo 0,8 per mille, ma con l’obbligo di impiegare le risorse per le detrazioni a favore delle famiglie e delle fasce più deboli. Verrà così tamponato il buco di gettito per le amministrazioni comunali che si era creato con la legge di Stabilità. A queste ultime sarà concessa per il 2014 la possibilità di decidere un incremento delle aliquote al di sopra dei massimi attualmente consentiti. L’incremento, sostiene il governo, «non comporterà alcun aumento della pressione fiscale e sarà compreso tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille complessivo. Saranno i sindaci quindi a decidere come ripartirlo tra le diverse basi imponibili». Facile immaginare che quasi tutti decideranno di applicare l’aliquota massima consentita. Eppure il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni sostiene che la norma non porterà ad un aumento delle imposte: «Penso di no» rispondeva ieri a quanti gli chiedevano se con la Tasi gli italiani pagheranno di più. Per il titolare del Tesoro «la mini Imu è stata una necessità dovuta a motivi equitativi, ma rimane un elemento modesto rispetto al complesso sgravio fiscale realizzato».
Anche secondo il vice ministro dell’Economia, Pier Paolo Baretta «si tratta di un ulteriore passo verso un vero federalismo fiscale che va incontro alle esigenze dei Comuni, ma senza alcun incremento della pressione fiscale. Si chiude così la vicenda Imu e Tasi – aggiunge – ma non il nostro impegno ad affrontare con gli enti locali il problema aperto dei bilanci, anche attraverso una ulteriore revisione del patto di stabilità». La via d’uscita del governo non piace soprattutto a Forza Italia: Maurizio Gasparri parla di «governo incapace che sa solo tassare» mentre Daniele Capezzone la definisce «una beffa e una stangata». Per il presidente della commissione Finanze della Camera, infatti, «l’aumento delle aliquote è certo: il resto (eventuali detrazioni future) non cambia la sostanza: torna la tassa anche sulla prima casa e cresce il complesso dell’imposizione sugli immobili. Si realizza così un attacco inaccettabile a un settore già duramente colpito, e un imbroglio ai danni dell’ottanta per cento degli italiani, proprietari di una casa. Ed è evidente che a questo punto si intende puntare all’aliquota massima, contrariamente a tutte le promesse governative di questi mesi».